Università di Padova

È al centro dell’attenzione l’università di Padova, perché accusata di aver assunto il figlio del rettore. Il ragazzo, protagonista della vicenda, ha di fatto vinto il concorso per un posto da fonico al master di giornalismo dell’università.

Questa assunzione però, non è affatto parsa opportuna al direttore dei laboratori del master, Antonio Di Lorenzo (vicecaporedattore de “Il Giornale di Vicenza”), il quale con una lettera indirizzata al professor Ivano Paccagnella, direttore del master, si è dimesso.

La notizia appare da subito scottante, se si pensa al tema e dibattito infinito delle raccomandazioni. Di fatto tutta la vicenda deve essere presa con le pinze, e chi di dovere dovrà accertare se ogni passo è stato fatto correttamente.

Per il master in questione, era stata fatta domanda specifica di trovare un fonico in grado di gestire una cabina radio. In particolare si richiedeva la conoscenza di sistemi informatici di registrazione e post produzione; di sistemi analogici per la registrazione-manutenzione e configurazione del sistema. Una figura professionale dunque con competenze tecniche specifiche.

Federico Milanesi, questo il nome del vincitore del concorso con contratto biennale di lavoro a termine, aveva fatto domanda di partecipazione al concorso bandito il 14 ottobre, insieme ad altre quattro persone, ma alla fine se ne sono presentate solo due. La scelta finale così è caduta su Federico Milanesi laureato al Dams, diploma di fonico e figlio del rettore. Giuridicamente dunque, l’assunzione è legittima, ma ha comunque creato dissapori e contrasti.

L’università da parte sua ha risposto con una nota ufficiale che ribadisce la legittimità dell’assunzione sottolineando che:

i familiari del personale ai vertici dell’ateneo (siano essi rettori, presidi di facoltà, direttori di dipartimento o componenti del consiglio di amministrazione)non debbano essere favoriti, ma è altrettanto evidente che non possa essere considerato funzionale al buon andamento della pubblica amministrazione, né eticamente corretto, pregiudicare la possibilità a tali persone di avere le medesime opportunità di tutti gli altri cittadini, opportunità, nello specifico, di svolgere attività lavorative secondo le proprie competenze.