L'ateneo di Padova

A Padova l’approvazione dello statuto ha evidenziato lo strappo tra i vertici dell’ateneo e la facoltà di Medicina, il cui preside, Giorgio Palù, ha votato no all’attuazione del testo. Contrario da sempre all’abolizione delle facoltà, Palù ha ribadito anche all’ultima riunione del senato accademico la sua netta contrarietà al documento messo a punto dalla commissione statuto e ha chiesto il rinvio dell’ok definitivo a settembre. Rinvio che, ovviamente, non è stato concesso e dopo il voto lo statuto del Bo è stato inviato a Roma per l’approvazione definitiva del ministro dell’Università Gelmini.

Mentre il rettore Giuseppe Zaccaria ha espresso la sua soddisfazione per l’iter di approvazione e per il documento che ne è scaturito, il preside Palù ha definito lo statuto “un testo contro la legge” e ha duramente criticato il trattamento riservato a Medicina, che viene privata di un coordinamento unico. “È incomprensibile – ha aggiunto – come 27 corsi di studio, 50 scuole di specializzazione e una molteplicità di insegnamenti cogestiti col sistema sanitario regionale possano far riferimento a uno o all’altro degli otto neocostituiti dipartimenti, in assenza del coordinamento autorevole di un organo tecnico gestionale. Si è sprecata un’occasione”.

All’inizio con il preside si erano schierati in otto, poi si è scelto di discutere il testo a cui sono state apportate ben 70 modifiche e i contrari sono stati quattro. Ma quali sono i maggiori cambiamenti che il testo appena approvato introduce nell’Università di Padova? L’elemento più importante riguarda, come a Bologna e nella maggior parte degli atenei, l’abolizione delle facoltà: nasceranno delle scuole, che non avranno però autonomia amministrativa e fungeranno da centri di rappresentanza. I dipartimenti, che costituiranno lo zoccolo duro dell’organizzazione accademica, saranno una trentina.

La vera sala di comando non sarà più il senato accademico (da cui peraltro saranno esclusi i ricercatori a tempo determinato), bensì il consiglio di amministrazione. Ne faranno parte il rettore, cinque docenti, due rappresentanti degli studenti e tre membri esterni. Al rettore, come dettato dalla riforma Gelmini, vanno molti più poteri. Ci sarà infine la nuova figura del direttore generale: un manager, che sarà il vero numero due dell’Ateneo.