universita di Modena scopre segreto longevita

Una nuova scoperta potrebbe migliorare la qualità di vita della popolazione anziana. Alcuni ricercatori dell’Università di Modena e Reggio Emilia e di quella di Bologna, infatti, hanno scoperto che il segreto della longevità si nasconde nel Dna mitocondriale, che svolge un ruolo assai importante nel meccanismo di infiammazione cronica che si associa al processo di invecchiamento. “Non c’è dubbio che questa scoperta scientifica – dichiara il rettore dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Angelo Andrisano – dischiude le porte a nuove frontiere di ricerca e terapeutiche”.

Lo studio che ha portato a scoprire il segreto della longevità si è svolto nell’ambito del progetto europeo EU-GEHA ed è stato finanziato in parte anche dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Vignola. Coordinata da Andrea Cossarizza dell’Università di Modena e da Claudio Franceschi dell’Università di Bologna, la ricerca vanta inoltre la collaborazione dell’Università degli Studi di Firenze, del dipartimento di Patologia clinica del nuovo ospedale S. Agostino-Estense di Baggiovara di Modena, del CNR di Pisa e dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma. La sua importanza è tale che sarà pubblicata nel numero di Maggio dell’European Journal of Immunology.

Alla scoperta si è giunti quantificando il Dna mitocondriale presente nel plasma di 831 soggetti sani di diverse nazionalità europee di età compresa da 1 a 104 anni, dopo che, nell’arco di tempo che va dal 2006 al 2013, i ricercatori avevano avuto cura di raccoglierlo. Tra gli individui considerati, anche 429 persone appartenenti a “fratrie” – ovvero coppie di fratelli o sorelle – oltre i 90 anni. Tramite questa procedura si è constatato che la quantità di Dna mitocondriale circolante nel plasma aumenta con il processo di invecchiamento e che a tale livello è associato un forte controllo genetico. Starebbe, quindi, nella capacità di controllare la produzione e il rilascio del Dna mitocondriale il segreto della longevità.

Anche se ancora si è lontani da un vero e proprio elisir di lunga vita, sicuramente queste conoscenze in più riguardo i meccanismi fisiologici che conducono all’invecchiamento fanno sperare in un progresso delle terapie volte a migliorare la qualità di vita degli anziani. Soddisfatto della ricerca, al di là del suo puro valore scientifico, il rettore dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia: “Vedere che gli autori di questa scoperta sono ricercatori del nostro ateneo ci riempie di soddisfazione e fa comprendere come la capacità di fare ricerca di eccellenza non è prerogativa solo di atenei italiani più noti o dei grandi atenei stranieri”.