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Prosegue l’avvicinarsi degli atenei italiani al mondo del mobile, verso una maggiore conoscenza della “dieta mediale” e dei contesti d’uso degli studenti. Dopo lo sbarco dell’università di Foggia nello store di Apple, anche l’università Bicocca ha creato l’applicazione per smartphone chiamata “Universal”, che girerà su dispositivi iPhone e iPad.

Tra le università di Milano anche la Bocconi è “sul pezzo”, grazie al progetto avviato alcuni mesi fa, con cui ha deciso di mettere a disposizione degli studenti oltre 120 contenuti audio e video, fra cui eventi, lezioni e ricerche che possono essere scaricati su computer, iPhone, iPod o iPad, attraverso iTunes U, un programma e una declinazione creata appositamente per le università, gli istituti di formazione e le scuole.

Disponibile da alcuni giorni, l’applicazione è totalmente gratuita per gli utenti iOS , ed è stata sviluppata dal Centro di Produzione Multimediale dell’Ateneo e contiene, per ora, una versione riassuntiva della guida universitaria e la newsletter di ateneo Bnews, che fornisce aggiornamenti di carattere generale.

Tra le informazioni disponibili vi sono inoltre gli orari delle segreterie, le informazioni didattiche sui corsi di laurea, la mappa completa del campus e le strutture, gli eventi e gli appuntamenti culturali, semplicemente “scorrendo” il dito sui vari menu dell’app.

Rilasciata in italiano, l’applicazione verrà presto tradotta in inglese per andare incontro alla comunità di studenti stranieri ed Erasmus. “Le nuove tecnologie – ha commentato il rettore Marcello Fontanesi al lancio dell’iniziativa – sono fondamentali per moltiplicare i canali di informazione e per raggiungere i nostri studenti e tutti quelli che sono interessati a entrare in contatto con noi in modo sempre più ampio e differenziato” Il magnifico dell’ateneo meneghino ha sottolineato la sensibilità crescente della sua università verso le nuove tecnologie di comunicazione e la sperimentazione di stumenti come i social network che semplificano la comunicazione e avvicinano gli interlocutori. “Bisogna saper parlare il linguaggio dei tempi” ha concluso Fontanesi.