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All’improvviso, nei locali che ospitano le docce maschili del campus, gli studenti dell’Università di Miami (USA) si sono trovati davanti un insolito e imbarazzante avviso di divieto. Il cartello apposto dall’ateneo ingiunge ai giovani di astenersi dal praticare la masturbazione nei bagni comuni, invitandoli a effettuare gli atti di autoerotismo solo nel chiuso delle proprie stanze. Ma è solamente lo scherzo di qualche – finora ignoto – buontempone.

Nel cartello di divieto si legge che praticare la masturbazione nelle docce è una violazione del Codice di disciplina dell’Università di Miami. Violazione che, tra l’altro, causa troppi guasti ai sistemi di drenaggio e costringe troppo spesso agli straordinari il personale che si occupa delle pulizie dei locali. Tanto che l’avviso agli studenti, apparentemente redatto dai responsabili dei servizi dell’ateneo, cita un notevole aumento dei costi di manutenzione – si parla di centinaia di dollari – il cui effetto sarebbe quello di far alzare le rette e gli affitti del campus per gli studenti fuori sede iscritti all’ateneo. Da qui l’ammonizione: “sono i vostri soldi”.

Ma, secondo quanto recita l’avviso, il divieto di masturbazione dell’Università di Miami non è totale. La pratica dell’autoerotismo sarebbe vietata solo nelle docce comuni, perché “non può diventare un problema pubblico”. L’invito, esplicito e ben sottolineato nel cartello, è quindi quello di riservare certi atti a spazi più privati: “Masturbatevi nelle vostre stanze”, si legge nella comunicazione affissa dall’ateneo. Che si conclude con tanto di ringraziamento per la collaborazione.

L’annuncio shock ha fatto il giro del web, tra giornali e social network, scatenando qualche imbarazzo e dando luogo ai commenti più svariati. In non pochi ci hanno creduto, ma è tutto uno scherzo, in effetti piuttosto ben riuscito, compiuto con ogni probabilità da qualche studente del campus. Che si aspettasse o no di avere una così grande risonanza non si sa, e per ora l’autore dell’avviso-fake è ancora sconosciuto. Potrebbe forse rischiare una sanzione da parte dell’Università di Miami, ma scommettiamo che si stia ancora godendo il tam-tam che la sua trovata ha suscitato negli USA prima e in tutto il mondo poi, ridendosela di gusto.