università l'aquila protesta ricercatori

università l'aquila protesta ricercatori

Se il disegno di legge sulla riforma del sistema universitario verrà approvato senza tenere conto della protesta in corso tra i ricercatori, allora la sorte delle facoltà italiane sarà quella di ridimensionare l’offerta formativa dell’anno accademico in arrivo. A dirlo in una mozione approvata dal Senato Accademico è il rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, che ha voluto esprimere l’appoggio dell’ateneo alla mobilitazione dei ricercatori.

Al centro, c’è ancora una volta il grande sciopero bianco iniziato dai ricercatori lo scorso inverno e che consisterà per il prossimo anno accademico nella sospensione di tutte le attività didattiche non obbligatorie per legge e che pure i ricercatori hanno finora mandato avanti. Si parla di una percentuale consistente della didattica italiana, soprattutto considerando che le adesioni al blocco della didattica aumentano, come segnala il contatore della Rete 29 aprile (che prende il nome dall’assemblea di Milano che ha riunito ricercatori di tutta Italia il 29 aprile scorso).

“Questa scelta risulterebbe assai penalizzante a livello nazionale – ha detto il rettore Di Orio – ma per l’Università dell’Aquila una riduzione dell’offerta formativa rischierebbe di compromettere i risultati ottenuti in questo anno accademico, dove oltre 23000 studenti hanno dimostrato fiducia in una delle Istituzioni che vuole essere al centro del processo di ricostruzione dell’intero comprensorio colpito dal sisma”.