Genova, personale amministrativo in agitazione

Sono alle ultime battute le vicende “statutarie” degli atenei italiani, che entro il 26 luglio prossimo dovranno aver cambiato la propria “carta costituzionale”. Anche a Genova il nuovo statuto è stato approvato in via definitiva il 29 giugno scorso, ma non sembra mettere d’accordo tutti: lo stesso giorno il personale tecnico-amministrativo dell’ateneo ha proclamato la mobilitazione e indetto una assemblea.

Dalle 11 facoltà esistenti fino a ieri si passa a 5 “scuole”, con la conseguente riorganizzazione dei dipartimenti, sarà inoltre istituita una consulta dove siederanno i rappresentanti del tessuto economico cittadino e in particolare di quelle imprese o enti che sosterranno finanziariamente l’Università di Genova. Questo prevede in buona sintesi il nuovo statuto: ma se la città entra nella governance dell’ateneo, non sembrano sentirsi altrettanto rappresentati negli organi istituzionali i dipendenti amministrativi che, dopo aver chiesto l’introduzione di modifiche al testo statutario, hanno dichiarato lo stato di agitazione.

“Non siamo solo numeri”, è il grido di protesta del personale dell’ateneo, che per l’occasione ha indossato delle magliette con su scritto il numero di matricola di ciascuno. Tra amministrativi, bibliotecari e personale socio-sanitario sono 1.400 i dipendenti dell’Università di Genova che chiedono rappresentanza. “Abbiamo proposto modifiche allo statuto – spiega Pietro Treu, componente del coordinamento rappresentanza sindacale – in particolare per quanto riguarda le rappresentanze del personale all’interno del mondo accademico”, accanto a richieste sul fronte della valutazione, in applicazione della cosiddetta legge Brunetta, inapplicabile in ambito universitario.

Il nuovo testo che governerà il funzionamento dell’università ligure, una volta approvato dal Miur, prevede la possibilità per il personale di partecipare all’elezione del rettore, ma con “voto pesato al venti per cento“, mentre saranno 2 su 22 i rappresentanti tecnico-amministrativi in Senato e solo uno in Consiglio di amministrazione, contro 2 rappresentanti degli studenti e 3 membri esterni “di comprovata esperienza professionale in materia di amministrazione e gestione”. Le Rsu di ateneo promettono di prolungare lo stato di agitazione che dura da due settimane e rivendicano un coinvolgimento del personale nell’elaborazione dei regolamenti, un peso diverso nelle procedure di elezione del rettore, ma anche la riapertura di un tavolo per la contrattazione integrativa e la revisione sostanziale del modello di valutazione.