Falsi diplomi in aumento

Secondo un recente studio sarebbero cresciuti del 31 per cento nell’ultimo anno i “diplomifici” in Europa: quelli “noti” sono passati infatti da 454 a 593 tra gennaio del 2010 e quello del 2011. Pressoché inesistenti le iniziative messe in atto per arginare il fenomeno. E nella top ten dei Paesi in cui è più diffuso l’Italia si piazza al secondo posto dietro al Regno Unito, con un aumento esponenziale nell’ultimo anno.

Ma che cos’è una “fabbrica di diplomi”? Secondo la ricerca si tratta di “entità” che esistono prevalentemente in rete e che corrispondono, in cambio di denaro e poco altro, titoli di vario genere, ma comunque di basso valore quando non completamente falsi. Spesso questi enti forniscono un diploma semplicemente “valutando” un riassunto con i dettagli della propria esperienza personale, e il diplomato ha anche la facoltà di scegliere la materia e l’anno del titolo. Altre richiedono allo “studente” di applicarsi in qualche modo nello studio, ma trattandosi di istituti non riconosciuti e non autorizzati, i diplomi non valgono nulla.

Due i metodi più frequentemente messi in campo da questi istituti per ottenere credibilità: l’uso di millantati certificati di accreditamento e il riferimento a “micronazioni” per il riconoscimento. Al caso più incredibile fa da sfondo proprio l’Italia, o meglio il Principato di Seborga, ovvero un Comune ligure di 400 abitanti che vanta un suo principato solamente simbolico e dal valore “folkloristico” sufficiente però a fornire a questi centri di formazione fittizi un fantasioso “riconoscimento ufficiale”.

In vetta alla classifica dei Paesi in cui questo tipo di pratiche sono maggiormente diffuse troviamo la Gran Bretagna, dove hanno sede il 57 per centro delle fabbriche di diplomi, con un aumento del 25 percento dell’ultimo anno. Balza al secondo posto l’Italia, dove il numero di università fasulle note è passato da 14 a 43 nel 2010. Un dato da leggere però con le dovute cautele: l’aumento è da attribuirsi infatti alla scoperta di un gran numero di enti che affermano di essere insediati (e riconosciuti) dal fantomatico Principato di Seborga. Molti altri istituti sono stati smascherati nel Belpaese l’anno scorso dal rapporto del Centro di Informazione sulla Mobilità e le Equivalenze Accademiche. Al terzo posto il Belgio, con Bruxelles capitale indiscussa dei “falsi titoli”.