Universita Salento

Torna nuovamente a Roma a seguito di una serie di rilievi del Miur “corretti” dall’ateneo la bozza del nuovo Statuto dell’Università del Salento. Sono una decina le ulteriori modifiche richieste al documento dal ministero. E ora gli organi accademici, consiglio di amministrazione e senato accademico, dovranno deliberare nuovamente per recepire o respingere i rilievi.

Tra la “falle” della bozza messa a punto dall’università leccese il Miur ha rilevato l’illegittimità del riconoscere alle facoltà alcune funzioni che la legge assegna ai dipartimenti; la limitazione delle libertà introdotta con la previsione dell’incompatibilità per alcuni membri del Consiglio di amministrazione; la farraginosità nel funzionamento del Collegio di disciplina; l’inopportunità di istituire la figura del coordinatore amministrativo che non è prevista dall’ordinamento.

Per i sindacati, ci sarebbe stato tutto il tempo per migliorare la bozza ed arrivare ad un documento condiviso con la proroga concessa dal Miur fino al 30 ottobre. Invece con la minaccia del commissariamento si è bloccato il confronto. Le accuse, ovviamente, sono tutte implicitamente rivolte al rettore Domenico Laforgia. E i sindacati hanno commentato che i vizi procedurali segnalati ancora una volta dal Miur sono gli stessi che loro avevano già segnalato in precedenza.

Ma i sindacati non sono gli unici a commentare. Anche gli studenti dell’Udu criticano lo statuto e l’operato di rettore, Cda e senato. Sono due le principali modifiche a cui si oppongono:  l’invito a limitare le funzioni riguardanti la didattica che le nuove facoltà continueranno ad avere, spostando queste competenze all’interno dei Dipartimenti (dove gli Studenti non sono presenti); la richiesta di eliminare i casi di incompatibilità dei membri esterni nel Cda, andando così a minare alle basi la possibilità di avere un Università libera dalle logiche di mercato.

A parere dai rappresentanti dell’Udu entrambe le modifiche vanno ad agire su punti strategici e vanno a intaccare la centralità del corpo studentesco e la libertà della didattica e della ricerca. L’altro punto fondamentale affrontato dello scorso CdA è stato il bilancio di previsione 2012 su cui i rappresentanti dell’Udu hanno espresso di nuovo voto sfavorevole. La motivazione di questo voto è prettamente politica: secondo la legge n. 306 del 1997 la contribuzione studentesca non può superare il 20% del “Fondo di Finanziamento Ordinario” che ogni anno le Università percepiscono dal ministero. E, in questo periodo, dopo il successo ottenuto a Pavia, l’Udu si sta battendo per far rispettare agli atenei tale legge.