cinegustologia nuova disciplina universita'

Buongustai e amanti del cinema – anzi, buongustai amanti del cinema – pronti a esultare? Ecco la disciplina che fa per voi. Si chiama ‘cinegustologia’ e si sta pian piano facendo largo anche nelle aule universitarie. Ieri, ad esempio, è stata presentata alla IULM, ma in precedenza se n’era già parlato alla Sapienza di Roma (a fine Ottobre). La cinegustologia traduce sequenze di pellicole d’autore in ingredienti di buona cucina e racconta le emozioni che un film suscita proponendo piatti i cui gusti si avvicinino al mood del film in questione. Con vino abbinato, naturalmente.

Il primo incontro tra la nuova disciplina – che associa ogni film a un piatto, per raccontare il cinema attraverso il gusto – e il mondo accademico era avvenuto nel 2008 all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, per poi proseguire alla Suor Orsola Benincasa di Napoli, dove il suo inventore – il giornalista e critico cinematografico Marco Lombardi – tiene addirittura un corso obbligatorio per gli studenti del terzo anno di Scienze della Comunicazione.

Alla IULM il giornalista ha presentato la nuova disciplina agli studenti raccontando attraverso i sapori del buon cibo e del buon vino la commedia all’italiana, mentre gli iscritti di Scienze della comunicazione della Sapienza, dopo un primo incontro con Lombardi nello scorso Ottobre, potranno seguire un corso nel secondo semestre, che avrà come obiettivo la creazione di un format per la radio universitaria in cui si recensiranno i film secondo i principi della cinegustologia.

Da cosa nasce la nuova disciplina? Dalla volontà, si spiega sul sito ad essa dedicato, di evadere dalle griglie letterarie ed espressive di tanta critica, che secondo Lombardi finisce per non saper rendere veramente conto delle emozioni che un film è in grado di suscitare. Meglio allora cercare un modo più autentico e genuino: e come riuscirci meglio se non attraverso i sapori della buona cucina?

Così, secondo la cinegustologia, “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino diventa un fritto misto alla piemontese, “Moebius” di Kim Ki-duk è un nebbiolo che non è passato abbastanza in legno, “Pane e Tulipani” di Silvio Soldini un’opera densa e profonda come una zuppa di castagne e porcini, “Sole a catinelle” di Checco Zalone un film tanto gustoso da diventare una cheesecake al limone con ricotta di pecora, e “Maschi contro femmine” di Fausto Brizzi l’inconfessabile passione non ortodossa che ogni grande chef o amante della buona cucina nasconde.