New Game Designer 2015

Nell’immaginario collettivo l’appassionato di tecnologia e videogiochi è considerato un tipo pantofolaio e non molto atletico, ma dall’Università di Chung-Ang (Corea del Sud) parte la riscossa dei nerd. L’ateneo asiatico, infatti, ha di recente stabilito che i videogame sono uno sport a tutti gli effetti, proprio come il calcio, il basket o il tennis. E che coloro che vi si dedicano potranno essere ammessi a Scienze dello sport.

L’Università di Chung-Ang, tra gli atenei di maggiore prestigio della Corea del Sud, a partire dal prossimo anno accademico accetterà eGamers applicant, ovvero giocatori di videogame, presso il proprio Dipartimento di Scienze dello sport, finora riservato agli atleti (e agli sport) tradizionali. La notizia certo può suonare un po’ strana, ma occorre considerare che nel paese asiatico i gamer sono moltissimi e che i tornei di videogiochi sono molti e sempre molto frequentati, al punto che vengono perfino trasmessi in TV e seguiti da un numero considerevole di telespettatori. C’è, insomma, una cultura del videogame che in Italia non c’è.

Tuttavia, questa passione nazionale non è priva dei suoi lati critici e c’è da scommettere che la decisione presa dall’Università di Chung-Ang di equiparare i videogame allo sport non sia stata molto apprezzata dal governo sudcoreano, che si trova da anni a condurre una vera e propria crociata contro i videogiochi per via della sempre più diffusa dipendenza che essi causano tra i cittadini.

Nel 2010 il Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo aveva deciso di porre un coprifuoco per i videogame online, fissato a mezzanotte per i minorenni, e a limitare a sei ore consecutive anche durante il giorno la connessione ai server. Ed è notizia soltanto dello scorso Novembre quella di un disegno legge del governo, voluto dal Ministero della Salute e del Welfare, per equiparare la dipendenza da videogiochi a quelle causate da droghe, alcol e gioco d’azzardo. E quindi da mettere sotto controllo statale. Proposta contro cui l’Associazione coreana per l’intrattenimento digitale via Internet rispose con una petizione online, firmata in poche ore da tantissime persone.