universita magna graecia catanzaro

I primi effetti della Legge Gelmini si fanno sentire: per “ridurre la spesa ed ottimizzare le risorse” alcune specializzazioni della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro saranno accorpate agli atenei di Bari e Napoli.

La decisione del Ministero dell’Istruzione, la corposa lista delle specializzazioni “accorpate” e le dimissioni di Vincenzo Guadagnino, direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie Infettive di Catanzaro ha gettato nel caos gli aspiranti medici specializzandi catanzaresi.

L’intervista che il rappresentante degli studenti di Medicina e Chirurgia, Giuseppe Tomaino ha rilasciato al giornale “CatanzaroInforma” offre uno spaccato della situazione.

Il sistema delle scuole di specializzazione in Italia attendeva da tempo una riorganizzazione, ma la situazione sembrava essersi arrestata “misteriosamente”, finché il 31 marzo scorso, un’improvvisa comunicazione del Ministero ha fatto luce sulla questione.

“Le borse ministeriali destinate alle specializzazioni mediche tra i vari Atenei sono state ridistribuite e ben 16 Scuole della nostra Università sono state accorpate tra la Federico II di Napoli e l’Università di Bari, assegnando a questi due Atenei il ruolo di capofila e trasferendo le relative sedi amministrative” – ha spiegato Giuseppe Tomaino – “inoltre il tutto accade quando ormai siamo giunti al termine ultimo per la pubblicazione dei bandi di concorso per le Specializzazioni in Medicina e Chirurgia, 7 aprile 2009″.

I futuri medici che usciranno dall’università catanzarese dovranno dunque affrontare il concorso a Napoli o Bari, trovandosi a fronteggiare la “dura legge dei numeri”, ovvero i circa 300 iscritti all’ateneo napoletano (la quantità aumenta aggiungendo i neolaureati della Seconda Università di Napoli), contro i circa 80 iscritti annuali di Catanzaro.

Le possibilità di accesso risulteranno pertanto, notevolmente ridotte, e la percentuale di studenti economicamente in grado trasferirsi non potrà certamente risultare del 100%.

“Pensavamo che questo decreto dovesse intervenire per minimizzare i costi e ottimizzare le risorse” – ha continuato Tomaino – “l’idea paventata di accorpare tutte le scuole che avevano disponibilità solamente di una borsa di studio ministeriale risulta in realtà non vera se si vanno ad osservare alcuni casi riscontrati in altri atenei, come Messina, Udine, Palermo, Cagliari, Sassari”.

Ma, come ha fatto notare Tomaino, “un’eccezione andava fatta, forse proprio perché Catanzaro risulta essere l’unica Facoltà di Medicina e Chirurgia in regione”.