università di cassino esami in cambio di voti

Prometteva di far superare gli esami a chi avesse votato per sua moglie alle elezioni comunali. Per questa ragione è stato richiesto il rinvio a giudizio di un impiegato dell’Università di Cassino con l’accusa di voto di scambio. Le indagini erano partite in seguito a quanto riportato su Facebook da una studentessa che si era sentita proporre l’accordo. Adesso il rettore dell’ateneo laziale annuncia che, nel caso le accuse fossero confermate, l’università prenderà provvedimenti a tutela della propria immagine.

Tutto è iniziato quando una studentessa della facoltà di Giurisprudenza ha lanciato una precisa accusa sul popolare social network, la quale è stata immediatamente notata da un poliziotto del commissariato di Cassino, suo conoscente, che ha deciso di approfondire la vicenda. L’agente ha sentito la ragazza, che ha ribadito di aver ricevuto la promessa di essere promossa agli esami in cambio del proprio voto ed ha aggiunto che la stessa richiesta era stata rivolta anche ad altri studenti. La polizia locale ha quindi raccolto altre testimonianze in merito, che hanno portato il pm Barbara Affinita a chiedere il rinvio a giudizio per l’impiegato, la moglie e un suo collaboratore.

 

Nonostante l’iniziativa del marito, comunque, la donna ha ottenuto solo 84 voti, che non le hanno permesso di essere eletta. Oltre che inutile, però, l’idea di proporre esami in cambio di voti potrebbe rivelarsi anche molto pericolosa. Infatti, se la richiesta del pm sarà accolta, i tre andranno a processo, col rischio di vedersi infliggere una condanna fino a tre anni di reclusione nel caso in cui si stabilisse che hanno effettivamente commesso il reato contestato.

Le accuse rivolte agli indagati sono molto gravi e rischiano di compromettere la credibilità dell’ateneo, tanto che il rettore, Ciro Attaniene, è pronto a misure esemplari qualora fosse accertata la loro colpevolezza: “Se così fosse saremo inflessibili nel tutelare il buon nome dell’Università di Cassino e del Lazio meridionale, dei suoi docenti, delle migliaia di studenti che hanno creduto in noi e nel nostro progetto formativo. Se le accuse saranno confermate – prosegue Attaniene – verranno attuati tutti i provvedimenti disciplinari possibili e se si arriverà ad un processo, l’università si costituirà parte civile“.