Unina

I vertici delle università campane si ribellano ai tagli dei finanziamenti per la ricerca. I rettori interessati si sono definiti umiliati e hanno spiegatoche alle loro università è stata destinata meno della metà dei finanziamenti stanziati con gli ultimi Pon Ricerca e Competitività per l’intero sistema regionale campano. Il bando infatti è stato esteso anche a enti di ricerca che non appartengono a università pubbliche e quindi a farne le spese sono stati i 200 mila studenti e le migliaia di ricercatori degli atenei pubblici campani, penalizzati dal dirottamento di fondi su altri enti anche privati.

Alle università della Campania e al Cnr, il Centro nazionale delle ricerche, infatti, andrà appena la metà dei 184 milioni assegnati alle infrastrutture per la ricerca nella Regione. Tutto grazie a un decreto firmato dall’ex ministro Mariastella Gelmini venerdì 11 novembre, alla vigilia delle dimissioni del governo Berlusconi.

Quello che umilia maggiormente i rettori è la distribuzione dei fondi che sono andati, per la maggior parte, a strutture private: per esempio 8 milioni e 700 mila euro all’università Suor Orsola Benincasa, alla fondazione Sdn 19 milioni e 400 mila euro e 12 milioni e mezzo alla fondazione Neuromed. Solo 11 milioni e 400 euro al Centro servizi di misure avanzate della Federico II, la più grande università italiana dopo la Sapienza di Roma, 9 milioni e mezzo all’università del Sannio, 9 milioni e 400mila al Secondo ateneo di Napoli e 11 milioni e 400mila a quello di Salerno.

Il Cnr, insieme alla stazione Dohrn, ottiene 13 milioni e 400 mila euro, mentre oltre 14 milioni vanno al Pascale, 10 milioni e mezzo al Ceinge, 9 milioni e 400 mila a Biogem.

Alcuni rettori parlano di un azione che si avvicina a un boicottaggio: “Siamo stati penalizzati anche più di altre università statali del Meridione”, spiegano. E aggiungono che la delusione è dovuta anche a una richiesta fatta all’ex ministro Gelmini perché una quota di finanziamenti potesse esser destinata alla spesa corrente. Una richiesta disattesa anche questa. Eppure per le università sarebbe fondamentale utilizzare a tal fine una percentuale anche minima di quei soldi.