focus MIUR immatricolazioni università 2014-2015

Il calo delle immatricolazioni all’università – rispetto al quale pochi giorni fa il Consiglio Nazionale Universitario (CUN) ha lanciato l’allarme – andrebbe a colpire in misura maggiore gli strati sociali meno abbienti. In particolare, per il CUN sarebbero soprattutto gli studenti provenienti dagli istituti tecnici e professionali a rinunciare alla carriera universitaria, mentre gli immatricolati in possesso di un diploma di maturità classica o scientifica, dal 2003/2004 al 2011/2012 sarebbero aumentati dell’8 per cento.

Più precisamente – stando ai dati forniti dal CUN – il calo delle immatricolazioni all’università avrebbe riguardato per il 44 per cento chi proveniva dagli istituti tecnici e per il 34 per cento i diplomati agli istituti professionali. Tutto ciò, a prescindere dal fatto che negli otto anni in questione il numero di chi ha conseguito la maturità liceale è aumentato del 22 per cento, mentre quello di chi si è formato in istituti tecnici è calato del 13 per cento. Non sembra esserci alcun collegamento tra i due fattori e a riprova di ciò si consideri che i diplomati degli istituti professionali – sempre nello stesso arco di tempo – sono aumentati invece del 7 per cento.

Questo brusco calo delle immatricolazioni, denunciato dal CUN, è attribuibile a più fattori. Sicuramente, il particolare momento di crisi che l’intero Paese sta attraversando non incoraggia affatto i giovani a intraprendere la carriera universitaria, ma gioca un ruolo fondamentale anche la sfiducia nei confronti di un titolo di studio che prima assicurava maggiori chances ai giovani uscenti dalle università, sia in termini di impiego che di guadagno. Per non parlare, poi, della maggiore considerazione sociale vantata dai laureati rispetto a chi possedeva solo un semplice diploma. Ecco perché i diplomati degli istituti tecnici e professionali, in possesso di un titolo più spendibile nel mondo del lavoro rispetto ai loro coetanei liceali, sempre più spesso scelgono di fare a meno della laurea.

Andando a guardare la riduzione delle immatricolazioni da un punto di vista geografico, si scopre che man mano che si scende al Sud la situazione peggiora. Nel Nord, con Piemonte e Trentino che fanno registrare addirittura degli incrementi, il calo è pari al 7,7 per cento. Nelle regioni dell’Italia centrale, invece, diventa già più pesante – meno 19 per cento – e lo è ancora di più nelle aree meridionali, dove arriva a sfiorare il 27 per cento. In particolare, nel Meridione, più di un giovane su quattro ha rinunciato all’opportunità di conseguire la laurea.