palazzo poggi_cortile_bologna

Gli studenti di Medicina all’Università di Bologna potranno rifiutare il voto d’esame nel caso non soddisfi le loro aspettative. Una recente mail partita dalla presidenza del corso di laurea aveva comunicato agli iscritti che avrebbero dovuto accettare qualsiasi voto d’esame senza la possibilità di rifiutarlo.

Dopo le proteste degli studenti, il preside Sergio Stefoni ha infatti comunicato che inseguito a contatti con il rettore dell’Alma Mater, Ivano Dionigi, e il prorettore alla Didattica Gianluca Fiorentini, è stata risolta una incomprensione dovuta “alle modalità informatiche di registrazione della prova d’esame”.

Secondo Stefoni, l’intento era quello di velocizzare il percorso di studi e allo stesso tempo far acquistare punteggio – e dunque finanziamenti – all’ateneo. Con le recenti disposizioni legate alla valutazione delle università, infatti, uno dei fattori che misura l’efficienza della didattica è il numero di iscritti che ottengono il titolo di laurea in corso. Dunque gli studenti che rifiutano il voto d’esame e ripetono le prove più volte provocano da questo punto di vista un rallentamento generale, nel proprio percorso e nella valutazione dell’ateneo.

Le proteste degli studenti, preoccupati per il nuovo sistema di valutazione, non hanno tardato ad arrivare. “Lo studente ha il dovere di prepararsi ogni volta al meglio per affrontare l’esame – spiega Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari – ma deve aver il diritto di poterne rifiutare il voto nel caso in cui non ritenesse il voto finale aderente al proprio livello di preparazione”.

Tra l’altro, la consapevolezza di non poter rifiutare il voto portava spesso gli studenti a non portare a termine la prova, per non correre il rischio di dover accettare una valutazione finale insoddisfacente; nel caso di test d’esame scritti poi diventava impossibile sottrarsi al voto. In una facoltà di Medicina inoltre – hanno fatto notare gli iscritti stessi – rovinare la media e la votazione di laurea vuol dire mettere fortemente a rischio l’ammissione alle scuole di specializzazione post-laurea.

Così, ritirata la disposizione, gli studenti hanno riacquisito uno dei loro diritti fondamentali, quello di decidere il tempo, il modo e il risultato del loro studio. “Ora – ha dichiarato Orezzi soddisfatto – col passo indietro dell’ateneo e del corso di laurea, il rischio pare scongiurato”.