universita di bologna nascono le etichette eco-compatibili

Wireless a basso costo, eco-compatibili e in grado di rilevare parametri fisici. Sono le nuove etichette intelligenti, realizzate nell’ambito del progetto “Etichette e sensori eco-compatibili localizzabili ed identificabili con tecniche wireless a banda ultra larga”, coordinato dall’Università di Bologna, più precisamente dal dipartimento di Ingegneria dell’energia elettrica e dell’informazione del campus di Cesena. L’iniziativa è stata finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca con 1,1 milioni di euro.

Obiettivo del progetto condotto dall’Università di Bologna – chiamato Greta, da “green tags” – è creare sistemi elettronici con particolari etichette eco-compatibili, applicabili in qualsiasi posto e realizzate stampando direttamente i circuiti su materiali come la carta o il polietilene. Dal punto di vista energetico, tali tags saranno autonomi, ovvero senza batterie. Inoltre, saranno in grado di comunicare wireless la loro posizione con precisione sub-metrica, anche se si trovano all’interno di ambienti chiusi o alla presenza di ostacoli.

Le etichette eco-compatibili troveranno applicazione in diversi settori, dalla logistica alla sicurezza, dall’energia all’ambito della salute e dei consumi. Ad esempio, potranno essere utilizzate per il tracciamento di beni e merci lungo le catene di produzione e distribuzione oppure per la localizzazione dei movimenti di persone o merci autorizzate al transito in determinate tratte, come pure per il controllo di pazienti, di personale sanitario o di farmaci. “Il potenziale economico di queste etichette – spiega Marco Chiani, docente di Telecomunicazioni all’Università di Bologna – è notevole. Si stima che il mercato dei soli sistemi di localizzazione, i real-time locating systems, ammonterà a più di 4 miliardi di dollari nel 2022″.

Il merito della creazione di questi nuovi tags intelligenti ed eco-compatibili non va solo all‘Alma Mater Studiorium di Bologna, che ha comunque coordinato l’intero progetto, ma anche a gruppi di ricerca di altri atenei, sia italiani sia stranieri. Hanno collaborato, infatti, l’Università di Ferrara e quelle dell’Aquila, di Pavia e di Perugia. Inoltre, hanno mostrato grande interesse all’iniziativa industrie e università straniere, come il Mit di Boston, il Kth di Stoccolma e il Cttc di Barcellona.