universita bologna lancia corso su violenza contro le donne

Più o meno in concomitanza con la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne istituita dall’ONU, che ricorre ogni 25 Novembre, arriva la notizia che l’Università di Bologna sarà il primo ateneo italiano ad avere un corso dedicato a quella che in Italia è una vera e propria emergenza sociale. Il corso farà parte del piano di studi della laurea triennale in Filosofia, sarà obbligatorio e servirà a dare una prospettiva nuova su fenomeno figlio di un modello culturale sbagliato, ma largamente diffuso, come purtroppo dimostrano i dati sul femminicidio.

A volere fortemente questo corso dedicato alla violenza contro le donne sono state le professoresse Annarita Angelini e Valeria Babini, le quali, per far fronte alla scarsità di risorse disponibili, sono andate perfino alla ricerca di sponsor, riuscendo alla fine a convincere una casa farmaceutica a farsi carico almeno delle spese di viaggio dei relatori. Il corso, che andrà avanti per 15 lezioni da Febbraio a Maggio, coinvolgerà non solo docenti dell’Università di Bologna, ma anche e soprattutto relatori esterni come la scrittrice Dacia Maraini, Remo Bodei, Adriano Prosperi, Lea Melandri (storica esponente del femminismo italiano), psicologi e giuristi. Nell’ambito del corso dedicato alla violenza contro le donne sono previste anche proiezioni di film, come “La Ciociara” e “Marianna Ucrìa”, che saranno aperte al pubblico.

Il corso sulla violenza contro le donne promosso dall’Università di Bologna ha raccolto anche gli elogi del ministro Maria Chiara Carrozza ed è un punto d’orgoglio per il rettore Ivano Dionigi, che sottolinea come, attraverso iniziative del genere, si compia pienamente il ruolo di “vigilanza del pensiero” che è proprio dell’università: “Nostro compito è formare cittadini interi: se non lo fa l’università, chi oggi lo fa?” ha dichiarato.

L’iniziativa dell’Università di Bologna nasce – spiegano le docenti che ne sono state promotrici – dalla convinzione che “l’università non può rimanere indifferente alla questione della violenza contro le donne”, ma anzi deve dare il proprio contributo formativo per contrastarla e prevenirla. Secondo le professoresse Angelini e Babini la strada per riuscirci è “una analisi rigorosa del sostrato culturale sul quale è cresciuta, della mentalità sedimentata, diffusa e sottilmente connivente che ancora la alimenta tollerando relazioni di potere diseguali, abusi, violazioni, e relegandoli alla sfera dei comportamenti privati o patologici”. Ed è proprio ciò che si prefigge il corso che partirà a Febbraio, con la speranza che altri atenei seguano l’esempio.