universita americane aprono a studenti transessuali

Sono diverse ormai le università americane che stanno facendo notevoli passi avanti, spalancando sempre di più le porte agli studenti transessuali. Tutto ciò, da quando – circa un decennio fa – nei college statunitensi si è iniziato a creare un movimento per andare incontro, per l’appunto, alle necessità dei transgender. Adesso in una ventina di istituti l’assicurazione medica paga perfino le cure ormonali cui occorre sottoporsi per cambiare sesso. Ciò accade, per esempio, a Harvard, a Stanford o al MIT.

Nella famosa Brown University – tra le più prestigiose università americane, ubicata nella città di Providence nello stato del Rhode Island – agli studenti transessuali si pagherà, dal prossimo agosto, perfino la chirurgia plastica per la ricostruzione dell’apparato sessuale, un intervento che solitamente si aggira attorno ai 50mila dollari. A darne notizia è lo stesso organo d’informazione dell’istituto, il Brown Daily Herald. Tale trattamento riguarda un numero esiguo di iscritti, tuttavia viene visto da parte dell’ateneo come essenziale affinché a tutti sia riservato lo stesso trattamento.

La decisione presa dalla Brown University sorprende per due motivi. Innanzitutto, è davvero stupefacente che un istituto universitario si spinga fino a questo punto purché ci sia l’accettazione della diversità studentesca, ma ciò che lascia probabilmente più esterrefatti è che un passo così importante sia stato fatto in uno stato americano – quello del Rhode Island – dove la maggior parte della popolazione è di religione cattolica. Ciò che davvero importa, invece, è che – questo vale anche per altre prestigiose università americane – si attirino studenti di talento, a prescindere se siano transessuali o meno.

Dall’altra parte, l’Università di Princeton si definisce sul suo sito web come “una delle dieci università più aperte ai trans” e annuncia di aver da poco realizzato una guida on line appositamente per gli studenti transessuali. Al contrario della Brown University, però, tale istituto garantisce loro solo la copertura medica per la cura ormonale, ma non la chirurgia plastica necessaria per cambiare genere. Tuttavia, assieme a Yale sta valutando di considerare pure questa eventualità. Altri atenei statunitensi, invece, non sono arrivati a offrire alcuna copertura medica ai propri iscritti transgender, anche se magari è prevista per il personale accademico dipendente.