Unileaks, i file segreti del mondo accademico

Proprio come l’originale cui si ispira, anche l’ennesimo clone di WikiLeaks fa base in Australia e dalla terra dei canguri promette di far tremare cattedre e rettorati in tutto il mondo. Il sito (in lingua inglese) si chiama UniLeaks e si professa un’organizzazione giornalistica impegnata a rendere pubblici gli scandali e il malcostume interni al mondo accademico, al grido di “Keeping education honest”.

Il sito ha debuttato questo mese con due “lettere aperte” dirette ai rettori degli atenei australiani e inglesi. Gli ideatori dell’iniziativa intendono attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su quello che descrivono come il progressivo asservimento della formazione universitaria al principio del profitto. I novelli Julian Assange dell’università globale puntano il dito contro l’abolizione dei corsi che non risultano redditizi, la precarizzazione dei dipendenti amministrativi e la riduzione degli studenti a “meri clienti”.

“Le università ricevono ingenti finanziamenti pubblici, per questo crediamo che la trasparenza degli atti accademici sia un diritto di tutti – sostiene l’amministratore di UniLeaks, ex studente al Royal Melbourne Institute of Technology che rimane anonimo per il timore di azioni legali da parte delle università. In pieno stile WikiLeaks.

Al momento nessuno scoop destabilizzante è stato pubblicato sul portale (e in molti sono inclini a pensare che questo potrebbe non accadere mai), ma gli amministratori giurano di aver ricevuto una valanga di posta da numerosi studenti e accademici inglesi. Tra i più corposi incartamenti ci sarebbe un intero archivio di e-mail relativo ad uno degli atenei più prestigiosi del Regno Unito. Ma il sito spera di diventare un punto di riferimento anche per le “gole profonde” dei college e delle università statunitensi.

Come funziona? Il sito mette a disposizione una casella postale dove inviare documenti sensibili e di interesse pubblico. Una volta accertato che la documentazione sia veritiera e risponda ai criteri stabiliti, i giornalisti di UniLeaks scriveranno un articolo mettendo in evidenza le parti più interessanti della documentazione pubblicata. Se, tutto sommato, il caso WikiLeaks non è riuscito a mettere a ferro e fuoco l’establishment mondiale a colpi di documenti diplomatici riservati, c’è da chiedersi quali notizie bomba potranno sortire dalle email di un ordinario. Staremo a vedere.