Studenti Uk

In Inghilterra si è svolta nei giorni scorsi una giornata nazionale di protesta studentesca contro le modifiche apportate, e quelle non ancora realizzate, all’istruzione universitaria; migliaia di lezioni in tutti gli atenei del Paese sono state boicottate dagli studenti per partecipare a manifestazioni, cortei, raccolta di firme e altri eventi.

L’Unione nazionale degli studenti, in sigla Nus, ha programmato infatti, una intera settimana di proteste, autorizzate dal governo purché rimangano pacifiche, contro l’aumento delle tasse universitarie, i costi non dichiarati dei corsi e la mancanza di borse di studio. Le manifestazioni si sono svolte in vari campus, tra cui il King’s College e il Goldsmiths di Londra e le università in Sussex, Liverpool, Manchester, Kingston, Brighton, Birmingham, East Anglia, Bournemouth, Edimburgo e York.

Il Nus chiede che le università rivelino il costo reale dello studio e che il governo renda pubbliche i suoi progetti in cantiere sul sistema educativo. Secondo gli studenti del King’s College ad esempio i costi non dichiarati di alcuni corsi, in particolare quelli in materia di sanità, equivalgono a un extra di 1.000 sterline per libri, attrezzature e viaggi; le esenzioni fiscali poi, nei casi in cui le tasse siano già ridotte, non forniscono agli studenti alcun supporto ulteriore durante il loro percorso di studi.

Il presidente dell’Unione, Liam Burns, ha palesato la necessità di un dibattito pubblico nazionale sui cambiamenti che investiranno l’istruzione superiore. “Il governo – dice Burns – ha tranquillamente abbandonato, all’inizio di quest’anno, i piani per un disegno di legge sull’università. Studenti, genitori, docenti e chiunque altro usufruisca dell’istruzione superiore o lavori nello stesso campo ha il diritto di conoscere i progetti delle nostre istituzioni”.

“Stiamo costruendo un sistema caratterizzato da insegnamento di qualità che ha il suo centro negli studenti stessi”: così il portavoce del Department for business, innovation and skills, in risposta alle proteste. I provvedimenti previsti consentiranno alla maggior parte delle future matricole di non pagare le preiscrizioni e gli studenti provenienti da ambienti svantaggiati potranno godere di un maggiore sostegno finanziario.

Per i laureati che riescono ad accedere a una posizione lavorativa validamente retribuita invece, sarà minore l’obbligo di rimborso economico dei prestiti concessi precedentemente dal sistema universitario, rispetto alle cifre che i giovani sono obbligati a rimborsare ora.

L’opinione pubblica nazionale sostiene così il diritto degli studenti a protestare, nella convinzione diffusa che la possibilità di andare all’università debba essere da ascrivere alle capacità personali e non alla disponibilità finanziaria.