10 domande udu al ministro carrozza

Quale futuro per la scuola e l’università? Se lo chiede l’Unione degli universitari (Udu), che in occasione della Giornata internazionale del diritto allo studio e della mobilitazione nazionale di protesta contro la legge di stabilità del governo Letta ha formulato 10 domande al ministro Maria Chiara Carrozza per sapere quale sia la direzione che intende seguire. Le domande sono parte di una lettera aperta, che è stata stampata e affissa per tutta Roma, nella quale sono stati spiegati anche i motivi della protesta.

Le 10 domande dell’Udu al ministro toccano alcune questioni centrali, a partire dal diritto allo studio per le scuole superiori. Il fatto che si tratti di una materia regionale genera enormi disuguaglianze: allora, perché non varare-  si chiede l’Udu – un progetto di legge nazionale, che stabilisca e faccia rispettare i servizi minimi verso gli studenti?

Partendo poi da alcune dichiarazioni del ministro Carrozza, in cui aveva parlato di un possibile accorciamento di un anno del percorso di studi, l’Udu chiede invece una riforma dei cicli, “che dia maggiori libertà di scelta, che posticipi la scelta del percorso di studi, e sia un mezzo utile per diminuire l’abbandono scolastico”. E, in replica alla proposta dell’ex ministro Sacconi di abbassare l’età dell’obbligo, l’organizzazione studentesca chiede di alzarla fino a 18 anni, per ribadire l’importanza dell’istruzione.

Nelle 10 domande dell’Udu al ministro Carrozza c’è spazio anche per il sistema di valutazione adottato nelle scuole. La proposta in questo caso è quella di mandare in pensione le bocciature e soprattutto, da subito, i recuperi a Settembre, giudicati uno “strumento inutile e costoso”. L’Udu chiede al ministro di intervenire anche sul sistema di rappresentanza, garantendo più spazi agli studenti, perché partecipino di più alla vita democratica delle scuole – come la stessa Maria Chiara Carrozza li aveva invitati a fare – e abbiano gli strumenti per far sentire la propria voce.

Per quanto riguarda l’università, nelle 10 domande dell’Udu si tocca, ovviamente, il tasto dolente di tasse universitarie e diritto allo studio. I contributi a carico degli iscritti, infatti, negli ultimi anni sono aumentati in media del 60 per cento, ma sempre più studenti studenti, pur idonei, non riescono a ottenere la borsa di studio. La domanda rivolta in proposito al ministro Carrozza è questa: “Perché ogni anno si trovano miliardi di euro per investimenti statali più che discutibili – basti pensare alle spese militari e al recente caso della portaerei Cavour – e non si garantisce, con le poche centinaia di milioni di euro necessari, l’accesso universale all’istruzione, diritto umano garantito dalla stessa Costituzione?”

In gioco c’è, ricordano gli studenti al ministro, il futuro dei giovani, reso precario e incerto quanto mai prima dalla crisi economica. Crisi contro cui la via d’uscita non è, sostiene l’Udu, l’austerity che l’Europa ha imposto finora senza effetti positivi, ma un’inversione di marcia. Investendo sui giovani, l’istruzione e un’economia della conoscenza che possa essere poi un motore del Paese.

Questo significa anche eliminare il blocco del turn over, esteso invece con la legge di stabilità fino al 2018, rendere meno precari i ricercatori e dichiarare guerra alle ‘baronie’, magari attraverso il ruolo unico della docenza: pari trattamento per pari funzioni e stop ai ruoli di serie A e B. Infine, nella lettera aperta che contiene le 10 domande dell’UDU al ministro Carrozza ci sono un no deciso al numero chiuso e all’introduzione di uno strumento affine all’Invalsi per la valutazione delle università, cui affidare accreditamento dei corsi e ripartizione della quota premiale del Fondo di finanziamento ordinario.

Si attendono adesso le risposte del ministro ai quesiti venuti da chi le scuole e le università le vive dall’interno ogni giorno.