Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha fatto ritorno ieri nell’ateneo dove insegna da tempo, l’Università di Pavia, intervenendo alla presentazione del libro “Viva l’Italia” scritto dal giornalista Aldo Cazzullo. L’incontro, al Collegio Nuovo di Pavia, è stato contrassegnato da un botta e risposta del ministro con uno studente. Il giovane ha contestato a Tremonti di conservare la cattedra nell’ateneo lombardo anche se non si vede “nei corridoi” dell’università, aggiungendo – in relazione alle celebrazioni del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia – un ironico ringraziamento al ministro “perché il governo e la sua persona hanno unito l’Italia nell’antigoverno”.

La replica di Tremonti si è concentrata sulla domanda relativa alla sua “sparizione” dai corridoi dell’ateneo pavese. “Sono in aspettativa dal momento che sono un deputato del Parlamento italiano” ha spiegato, rifiutandosi invece di rispondere alla provocazione dal momento che “per il resto non c’è stata nessuna domanda”.

Ma a parte il momento di tensione, la discussione, complice il luogo che ospitava la presentazione, si è molto concentrata sul tema dell’università e del futuro dei giovani. Tremonti ha difeso la riforma che porta il nome della sua collega Mariastella Gelmini e in riferimento al cosiddetto “brain drain” ha ricordato che “se c’è una fuga di cervelli, vuol dire anche che c’è una fabbrica di cervelli”, sottolineando in questo modo che a suo avviso l’emigrazione intellettuale conferma il buon funzionamento del sistema universitario italiano.

Poi la riflessione del titolare dell’Economia si sofferma sull’entità del patrimonio immobiliare che fa capo alle università italiane, che messo assieme darebbe vita a un agglomerato più grande della città di Bologna. “Non puoi vendere tutto di colpo, ma è evidente che qualcosa non funziona” ha chiarito Tremonti, facendo riferimento al fatto che se da una parte si parla di tagli, dall’altra la dismissione graduale degli immobili di proprietà degli atenei potrebbero dare ossigeno alle loro casse.

Il ministro si è poi soffermato sulle necessità di potenziare gli investimenti in ricerca e innovazione, spiegando che “tutti i soldi trasferiti dalle imprese alle università genereranno un credito di imposta al 90%” e annunciando che il nuovo patto per l’euro sottoscritto a marzo dai capi di Stato e di Governo per rilanciare la competitività nel Vecchio continente mette al centro proprio questa partita.