Karachi

Percosse, catene, torture e totale assenza di igiene: queste ed altre le condizioni a cui erano sottoposti quotidianamente gli “studenti” in cura per tossicodipendenza o disturbi mentali nel seminario lager di Karachi, a Islamabad, capitale del Pakistan. Secondo quanto racconta il quotidiano The Express Tribune, 34 adulti e 15 bambini sono stati trovati incatenati in uno scantinato della finta scuola coranica Gulshan-e-Iqbal, dove sorgeva il crudele centro di riabilitazione guidato da un “mufti” di nome Qari Dawood e che è riuscito a scappare.

Molti dei pazienti hanno rivisto la luce del sole ieri, in seguito al blitz della polizia, dopo mesi di prigionia nell’oscurità. Uno dei “pazienti”, rinchiuso da sette mesi, ha detto che veniva picchiato ogni mattina. Dopo una magra colazione, iniziava lo studio del corano e “a ogni errore il maestro ci frustava con una pesante cinghia”. I poveretti erano ammassati in condizioni disumane in diverse stanze, incatenati contro un muro, e costretti a urinare in bottiglie dove poi veniva messa anche l’acqua da bere. E la notte non era certo migliore del giorno: affollati in celle i “pazienti” erano costretti a dormire in piedi, incatenati al muro.

I genitori pagavano care rette mensili e sembra che approvassero le torture inflitte ai loro cari. Pare che un uomo abbia persino ammesso di aver comprato le catene con cui erano incatenati i suoi fratelli. Un altro uomo, Ameer Hamza, ha affermato che il seminario secondo lui è “il paradiso” e che pene di questo genere siano necessarie per punire ladri e drogati.

La madre di un ragazzino ricoverato dopo il raid gridava: “Ora pagherò la polizia perché si prenda cura di mio figlio”. Sono molte, infatti, le famiglie che non vogliono riportare a casa i loro cari liberi dalle torture.