Proteste statuto

Come sta accadendo ormai in tante università italiane, ricercatori e studenti dell’Università di Torino contestano la bozza di statuto che l’ateneo sta mettendo a punto in vista della scadenza imposta dalla legge 240 del 2010, la cosiddetta riforma Gelmini. Contro i contenuti del provvedimento – che definiscono “a misura di baroni” è partita anche una petizione on line sul blog della commissione.

Il documento contesta la scarsa rappresentanza attribuita ai dipendenti tecnici amministrativi e agli studenti: “non permette di fatto l’accesso alla rappresentanza a tutte le componenti dell’ateneo” lamenta la petizione. Marta Margotti, ricercatrice alla facoltà di Scienze politiche dell’ateneo, spiega che il lavoro della commissione statuto di Torino interpreta “al ribasso” le istanze di partecipazione delle componenti accademiche ai processi decisionali contenute dalla riforma.

La bozza presentata dall’università, spiegano i promotori della petizione, darebbe vita a un senato accademico in cui quasi scomparirebbero ricercatori e studenti. Mentre infatti la rappresentanza dei docenti passerebbe dal 71 al 77 per cento, quella degli studenti rischia di scendere sotto la soglia minima del 15 per cento prescritta dalla legge, portando la loro presenza dal 19 al 14 per cento.

La petizione ha già superato ampiamente le 500 firme in 24 ore. Tutt’altro che poche se si considera che possono sottoscriverla soltanto docenti, ricercatori, dottorandi, personale amministrativo e studenti. Il documento peraltro riporta anche una sintesi delle proposte alternative formulate dai suoi promotori e portate all’attenzione dei vertici dell’ateneo.

Innanzitutto, un consiglio di amministrazione in cui prevalga la componente di studenti e ricercatori eletti dai loro colleghi, ma ci siano anche due rappresentanti degli studenti. E per rispondere al requisito di legge sulla “comprovata competenza” i suoi membri potrebbero essere votati tra quelli individuati in una rosa di “papabili” creata da una apposita commissione di selezione.

Poi un senato accademico di 35 componenti, in cui ci siano oltre al rettore 24 studenti e ricercatori eletti, 6 membri eletti dagli studenti, 4 dal personale tecnico amministrativo. Staremo a vedere cosa ne pensano la commissione statuto e i vertici dell’università.

Lunedì 11 luglio studenti, docenti e ricercatori in mobilitazione manifesteranno il loro dissenso al cospetto del rettore, Ezio Pelizzetti, che respinge l’accusa di voler favorire i baroni e difende la bontà dello statuto messo a punto fin qui. Invitando tutti a costruire una università più moderna sfruttando l’occasione, perché il prossimo statuto “regolerà la vita dell’ateneo per i prossimi quindici o venti anni“.