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Quattro docenti aquilani che si sono piazzati tra i cento Top Italian Scientists, un censimento tra gli scienziati di maggiore rilevanza internazionale, realizzato in base alla valutazione della Via Academy. Un ottimo risultato per l’Università dell’Aquila, “frutto di un lavoro di ricerca – spiega il rettore Ferdinando di Orio – assiduo e originale” .

“Le punte di eccellenza” in questione, cui va tutta la riconoscenza dell’Università dell’Aquila, sono Maria Grazia Cifone, preside della facoltà di Medicina, Gianfranco Amicosante, direttore del dipartimento di Scienze e Tecnologie biomediche, Antonio Mecozzi, docente della facoltà di Ingegneria e, per finire, Anna Maria Teti della facoltà di Biotecnologie.

I quattro docenti aquilani, facenti parte della classifica dei Top Italian Scientists, sono stati selezionati in base al valore di h-index. Si tratta di un indice che calcola sia la produttività sia l’impatto dell’attività degli scienziati, tenendo in considerazione il numero delle loro pubblicazioni e quello delle citazioni ricevute.

Già il SIR World Report 2011, ossia la più completa classifica delle istituzioni di ricerca nel mondo, aveva sottolineato le ottime qualità dell’ateneo aquilano nell’ambito della produzione scientifica. L’Università dell’Aquila si è classificata, infatti, “molto vicino al top 25% delle istituzioni di ricerca mondiali, davanti a molte realtà geograficamente vicine o simili per caratteristiche e dimensioni”. Adesso la predisposizione alla ricerca è stata confermata dalla presenza di ben quattro docenti tra i cento Top Italian Scientists.

Non è la prima volta che l’Università dell’Aquila riceve dei meriti. Recentemente, infatti, sono stati conferiti riconoscimenti prestigiosi a Guido Visconti, appartenente all’accademia dei Lincei, e ad Aniello Russo Spena, socio dell’Accademia Nazionale delle Scienze, detta pure dei Quaranta o XL. A Umberto Villante, ordinario di Fisica spaziale, è stato consegnato perfino il premio “Antonio Feltrinelli”.

Questi grandi risultati si devono a un’attività di ricerca assai proficua che, nonostante “le condizioni economiche difficili e spesso di precariato”, riesce a dare un grande contributo alla crescita scientifica dell’ateneo aquilano. Ciò grazie, anche, al lavoro dei docenti più giovani.