Protesta studenti

Test di ammissione 2011 partiti tra le proteste oggi a Roma. Davanti alla sede dell’Università La Sapienza una decina di giovani del Link coordinamento universitario e dell’Unione degli studenti (Uds) hanno indossato lenzuola bianche per affermare la loro contrarietà all’accesso programmato e lanciare l’allarme sul taglio dei fondi per il diritto allo studio.

Il travestimento è stato spiegato in un volantino distribuito ai passanti e ai tanti ragazzi che si recavano in ateneo per affrontare il test di ammissione a Medicina. “Due spettri si aggirano per l’Europa” recita il testo, riferendosi da un lato alle conseguenze della crisi economica e dall’altro al “vento” di protesta e indignazione che “sta montando” dalla Spagna al Cile passando per tanti altri Paesi.

Ma i fantasmi sono anche gli stessi studenti universitari e aspiranti tali, “rifiutati dal numero chiuso e da un sistema che pretende di selezionare il merito con poche domande a crocetta”. Non a caso lo striscione messo in bella vista durante il sit-in recitava “Non saremo più fantasmi, ci riprenderemo i nostri sogni”. I ragazzi hanno annunciato la loro adesione e presenza allo sciopero generale proclamato domani dalla Cgil per ribadire la loro contrarietà a una politica di “tagli stringenti e miopi”.

Non è dello stesso parere, almeno per quello che riguarda l’accesso programmato, il rettore della Sapienza Luigi Frati, a giudizio del quale “per ora” il numero chiuso è il migliore strumento a disposizione per selezionare i futuri medici“. I colloqui per selezionare gli studenti, aggiunge, darebbero adito a strumentalizzazioni e si direbbe che le scelte non avvengono in modo oggettivo.

Frati spiega che per Medicina, dove si richiedono anche più anni di studio, c’è bisogno di una particolare motivazione che rende ancora più giusta la selezione in entrata. Poi cita la Francia come unico esempio di assenza di programmazione al primo anno, sottolineando che la selezione avviene però al secondo e che comunque anche i cugini d’Oltralpe stanno pensando di rivedere il sistema di accesso all’università.