Il ministro Mariastella Gelmini

Le polemiche sulla grattachecca, la serie di ricorsi annunciata dall’Udu e le critiche delle associazioni dei consumatori. Nonostante ciò il ministro dell’Università, Mariastella Gelmini, intervenendo alla trasmissione televisiva “Uno Mattina”, ha tracciato un bilancio positivo dell’ultima “batteria” di test di ammissione.

Il ministro ha soprattutto ribadito la trasparenza del meccanismo di selezione, spiegando che i nomi dei candidati non sono noti ai componenti delle commissioni che valutano le prove e questo mette al riparo da raccomandazioni e favoritismi vari.

Un’altra annotazione ha riguardato invece le tipologie di domande somministrate nei test di ammissione di quest’anno, dopo che si era a lungo dibattuto sull’eventuale eliminazione, o comunque sul ridimensionamento dei quesiti di cultura generale, che soprattutto nelle selezioni per i corsi di laurea a indirizzo scientifico penalizzano i candidati che provengono appunto da scuole superiori “tecnico-professionali”.

A questo riguardo Gelmini ha rivendicato il merito di essere intervenuta in fase di predisposizione delle prove e di aver spinto perché venisse introdotto un più alto numero di domande di logica, volte a testare la capacità di ragionamento delle aspiranti matricole piuttosto che la loro preparazione su materie e argomenti specifici di cultura generale.

Proprio su una domanda di logica, quella ormai famigerata relativa ai gusti della grattachecca nei test di ammissione per le Professioni sanitarie alla Sapienza, la titolare dell’Università ha tenuto a sottolineare l’assoluta estraneità del suo dicastero alla predisposizione del quesito, evitando di entrare nel merito e ribadendo soltanto che a formularlo è stato direttamente l’ateneo romano.

Il bilancio tracciato dal ministro si è poi soffermato sulla novità dei test in inglese, motivata dalla volontà di favorire la mobilità degli studenti e di riuscire ad attirare più facilmente cervelli provenienti dall’estero, in modo da ampliare il grado di internazionalizzazione dei nostri atenei.

Un’ultima considerazione Gelmini l’ha riservata agli attacchi cui è sottoposta la legge di riforma che porta il suo nome, la 240/2010, ribadendo che al di là delle strumentalizzazioni che ne fanno le opposizioni essa non penalizza i giovani ma i privilegi e le rendite di posizione che sono alla base della mancanza di opportunità e dell’alto tasso di disoccupazione.