Dopo le nuove forti scosse di ieri l’Università di Bologna oggi rimarrà chiusa per i sopralluoghi in corso negli edifici dell’ateneo. Tutte le attività didattiche dell’Alma mater dunque, insieme a quelle amministrative, sono sospese, in linea con la chiusura delle scuole di ogni grado e livello. Le sedi universitarie di Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini sono invece regolarmente aperte a studenti e professori.

Subito dopo il terremoto di dieci giorni fa, era stata attivata “una squadra di tecnici in stretta collaborazione con le Università del territorio, vale a dire Bologna, Reggio Emilia, Parma e Ferrara – ha dichiarato il ministro dell’istruzione Francesco Profumo – per una valutazione tecnica ed economica dei danni causati dal sisma”. Sembra dunque che il Governo stesse già lavorando a un piano di interventi sugli edifici.

Insieme alla Protezione civile della regione poi, docenti e ricercatori di ingegneria gestionale dell’Università di San Marino sono intervenuti in prima linea – come volontari – nei centri maggiormente colpiti dalle scosse. In collaborazione con i colleghi dell’ateneo modenese hanno infatti censito e segnalato alle autorità le strutture pericolanti e stanno procedendo alla valutazione dei danni al patrimonio storico-culturale.

Docenti e studenti del corso di laurea magistrale in ingegneria si occupano invece delle residenze dei civili. In ogni caso, tutti quanti hanno già ricevuto i ringraziamenti ufficiali di Romeo Morri, segretario di Stato con delega all’Università.

Le scosse si sono propagate fino in Toscana, soprattutto a Firenze e Pisa e proprio l’Ateneo pisano, ottenuta l’ordinanza del sindaco, ha deciso di chiudere la sede della facoltà di Giurisprudenza – con sospensione delle attività didattiche -, l’antico palazzo della Sapienza che contiene tra l’altro 600 mila volumi del sistema bibliotecario nazionale. Il sopralluogo dei vigili del fuoco ha rilevato infatti una pericolosa sofferenza dei piani inferiori al primo, causata dal sisma precedente.

Intanto, mentre proseguono i lavori di ripristino sul territorio, il docente di sismologia dello stesso ateneo bolognese – Enzo Boschi – avverte sul pericolo di nuove scosse e nuovi crolli dovuti a una duplice motivazione: “L’Italia è una zona sismica – spiega il sismologo – e in più c’è una gestione del territorio non adeguata. Non c’è prevenzione né manutenzione.” Boschi denuncia così la mancanza di un grande piano di prevenzione nazionale, per cui servono investimenti finora mai stanziati.