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Secondo un grafico realizzato dall’Unione degli Universitari, le tasse universitarie in Italia sarebbero tra le più care in Europa, dopo quelle del Regno Unito e dei Paesi Bassi, che si classificano rispettivamente al primo e al secondo posto. “Se guardiamo ai principali Paesi europei – dichiara Michele Orezzi, il coordinantore nazionale dell’Udu – vediamo subito che Germania, Spagna e Francia hanno una tassazione decisamente inferiore a quella media italiana”, che a quanto pare supera i 1.100 euro.

Sempre dal grafico dell’Udu si evince che altri Paesi, come Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e pure Austria, abbiano abolito le tasse universitarie, rendendole totalmente gratuite. Secondo l’inchiesta l’Udu sostiene, inoltre, che il 55 per cento delle università italiane avrebbe istituito una tassazione non regolare, chiedendo agli studenti più del 20 per cento dei soldi ricevuti dallo Stato. Ciò sarebbe in violazione del Dpr numero 306 del 1997. Quest’anno la cifra ottenuta illegalmente sfiorerebbe i 250 milioni di euro, ossia ben 36 milioni in più rispetto a quella dell’anno precedente.

 

In Italia le tasse più care, chieste secondo l’Udu in modo illegittimo, si troverebbero in ordine di classifica alla Ca’ Foscari di Venezia (602,20 euro oltre la legge, in media per studente), alla Milano Statale (566,57) e all’Insubria (546,31). Seguono il Politecnico di Milano, Bergamo, Urbino, Padova, IUAV Venezia, Bologna e, Modena e Reggio. “Troviamo scandaloso – spiega Michele Orezzi – vedere come nonostante il numero degli iscritti totali italiani sia diminuito di circa 20.000 unità, la tassazione complessiva è aumentata di circa dieci milioni di euro”. Da qui la richiesta dell’Udu “al governo Monti di fare rispettare la legge”.

Anche la Federconsumatori, per il secondo anno consecutivo, ha realizzato un rapporto in merito alle tasse più care in Italia. La Ricerca è stata condotta, individuando tre macroaree: una del Nord, una del Centro e una del Sud, comprese le isole. Per ciascuna di esse, sono state selezionate le tre regioni con il maggior numero di studenti e per ognuna di queste, due atenei di riferimento. Alla fine di tutto è emerso che le tasse delle facoltà umanistiche sono meno care di quelle scientifiche e che sono le università meridionali a applicare la tassazione più bassa. Rispetto al 2010, inoltre, sembra esserci un lieve incremento per le fasce più alte.