Test di ammissione

Il Tar del Lazio contro il punteggio minimo per gli studenti extra Ue ai test di ammissione. Il giudice amministrativo ha accolto il ricorso promosso dall’Unione degli universitari a sostegno di sei studenti israeliani che non avevano potuto accedere a Medicina all’Università La Sapienza perché l’ex ministro Mariastella Gelmini aveva introdotto una soglia minima di 20 punti ai test di ammissione per gli studenti extracomunitari.

Nel caso specifico, l’ateneo romano aveva messo a disposizione un numero di posti superiore alle domande pervenute da parte di studenti extra Ue. In Tar del Lazio ha quindi ammesso i sei studenti al corso di laurea ad accesso programmato in Medicina ritenendo che il punteggio minimo previsto non può lasciare addirittura non assegnati i posti messi a disposizione dagli atenei.

Gli avvocati che hanno promosso il ricorso per conto dell’Udu, Michele Bonetti e Santi Delia, spiegano che ora si attende un pronunciamento analogo dello stesso tribunale amministrativo in relazione ai test di ammissione a Scienze della formazione, dove i posti rimasti liberi sono centinaia. Basti pensare, spiegano i due legali, che all’Università dell’Aquila c’erano 250 posti disponibili e al termine dei test hanno potuto accedere ai corsi soltanto 100 studenti.

Anche il coordinatore nazionale dell’Udu, Michele Orezzi, critica la scelta fatta a suo tempo dal ministero guidato da Mariastella Gelmini e spiega che il meccanismo del punteggio minimo lasciando i posti liberi “danneggia le casse dello Stato, quelle degli atenei e soprattutto il diritto allo studio costituzionalmente garantito”.

Ora, ammettendo a Medicina alla Sapienza i sei studenti israeliani, i giudici del Tar si sono espressi contro la soglia dei 20 punti proprio perché lascia immotivatamente liberi dei posti, contravvenendo così alla motivazione che sta alla base dei test di ammissione, cioè l’esigenza di fare una selezione tra le aspiranti matricole quando le richieste di iscriversi a un determinato corso di laurea sono superiori ai posti messi a disposizione dalle università. Intanto, il mese scorso a Brescia il Tar ha accolto l’istanza di alcuni studenti che avevano promosso ricorso per i disagi creati dalla individuazione di alcuni quesiti errati.