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Assolutamente inaccettabile: così Federconsumatori definisce il taglio previsto alle borse di studio. Un taglio che sarà pari al 92 per cento nei prossimi tre anni.

L’allarme è dovuto al fatto che per il 2014-2015 sia previsto lo stanziamento di soli 14 milioni di euro, contro i 103 milioni di quest’anno, i quali non sono comunque sufficienti per la copertura di tutte le borse di studio. Se infatti gli studenti idonei ma non beneficiari – ossia quelli che rientrano nei parametri per merito e reddito, ma non percepiscono la borsa a causa di mancanza di fondi ma godono solo dell’esenzione dal pagamento delle tasse universitarie – sono stati 57mila nell’anno accademico 2011-12, la cifra è in costante aumento.

Di contro, diminuiscono, insieme ai fondi nazionali, anche quelli regionali di integrazione al diritto allo studio. Il che, secondo alcuni, equivale in buona sostanza a dire che di fatto in Italia questo diritto non esiste più. Le famiglie non riescono a sostenere le spese, e a dimostrarlo ci sarebbe anche il calo delle immatricolazioni, costante dal 2003, ad oggi attestatosi attorno al 17 per cento.

Intanto economisti e sociologi non mancano di ricordare che la via di uscita da crisi come quella attuale è investire su innovazione e ricerca. Il nostro Paese, sottolinea Federconsumatori, sembra invece aver deciso “rovinosamente di precipitare verso la povertà culturale ed economica. Per evitare che si continui a ricorrere solo a misure di emergenza, sbloccando di anno in anno esigui finanziamenti, è assolutamente necessaria una pianificazione delle risorse seria e capace di guardare al futuro“.

Un caso particolarmente indicativo della drammatica situazione generatasi dopo anni di tagli è il Piemonte, regione che dall’eccellenza recente è passata a riuscire a coprire soltanto il 30 per cento delle richieste di borse di studio, e dove è previsto in questi giorni un incontro delle associazioni studentesche col ministro dell’Istruzione Francesco Profumo. Ma la mobilitazione riguarda tutta l’Italia: si tratta di difendere un diritto sancito dalla Costituzione, che recita che “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.