uuppsala universityE se a non incontrare gli standard di qualità fosse l’istituto stesso che dovrebbe garantirli? Tempi duri per il mondo accademico e per il governo svedesi dopo che ad essere ritenuti insoddisfacenti sono stati prima i programmi universitari e poi l’istituto che ne ha valutato la qualità.

Il primo smacco arriva con uno studio pubblicato il 25 aprile dall’Agenzia Nazionale Svedese per l’Istruzione Superiore (HSV), secondo la quale su 189 programmi valutati in 25 istituti, 41 non passano i test, ovvero più di un programma su cinque.

Tra i 29 corsi migliori, il 79% appartiene a università storiche o a istituti d’élite professionali. Dei 41 corsi che non superano la valutazione, invece, 24 sono erogati da università di recente fondazione, 17 da università più antiche.

Il secondo smacco giunge mentre l’Agenzia svedese rende noti questi dati e arriva da un gruppo di esperti dell’ENQA, l’Associazione Europea per la Garanzia della Qualità nell’Istruzione Superiore nei paesi membri dell’Unione. Secondo l’ENQA, chiamata dall’HSV stessa a valutarne l’operato, l’Agenzia svedese non utilizza metodologie conformi agli standard e alle linee guida europei.

Il problema principale, a detta degli esperti europei, è l’eccessiva focalizzazione sul raggiungimento degli standard, a scapito della qualità. A questo si aggiungono le scarse raccomandazioni date agli istituti per migliorare la qualità dei loro programmi.

Ma non finisce qui. Un’altra accusa, non meno imbarazzante, è che l’Agenzia svedese è poco autonoma. Secondo i criteri dell’ENQA, infatti, gli istituti garanti della qualità dell’istruzione di un paese dovrebbero essere enti autonomi e indipendenti, quindi super partes. L’HSV è considerata troppo vicina al governo per essere indipendente, dato che è stato il governo svedese stesso a dettare metodologie e obiettivi dell’indagine.

Ça va sans dire che le valutazioni europee hanno gettato il governo svedese nello sconcerto. Il ministro dell’Educazione, Jan Björklund, ha abbozzato una difesa affermando che l’HSV ha fornito un’immagine accurata dei corsi non soddisfacenti e ha contribuito a individuare quali fossero i corsi da migliorare.

Il mondo accademico, tuttavia, nella figura del presidente della Conferenza dei Rettori Svedesi, Pam Fredman, si è detto profondamente preoccupato dall’indagine e auspica che il governo si assicuri che l’HSV si adegui alle linee guida e agli standard europei.

Del resto, era stato il governo stesso a introdurre, nel 2009, il presente sistema e a rigettare, con grandi critiche, quello proposto dall’Associazione dell’Istruzione Superiore Svedese e dall’Organizzazione Nazionale degli Studenti.

Nel nuovo sistema la qualità di un programma universitario viene stabilita incrociando 4 parametri: le tesi finali degli studenti, le interviste agli ex studenti, le autovalutazioni degli istituti e l’esperienza degli studenti. Ma, di fatto, ad essere prese davvero in considerazione sono state solamente le tesi di laurea.

L’impressione da parte del personale universitario e degli studenti intervistati è che l’HSV abbia voluto semplicemente fare un ranking dei programmi, senza interessarsi effettivamente alla qualità degli stessi.

Nel frattempo il governo si appresta ad allocare fondi alle università ritenute “molto soddisfacenti”, mentre le “non soddisfacenti” avranno un anno di tempo per migliorarsi.