Sciopero studenti

Conclusa la pausa natalizia il movimento studentesco di opposizione alla riforma dell’università affronta il banco di prova del ritorno all’attività didattica e dell’avvicinarsi del periodo degli esami. Riprenderà la protesta o il via libera alla riforma e l’esigenza di impegnarsi più a fondo nello studio provocheranno il “riflusso“?

Studenti e ricercatori precari assicurano che nei prossimi giorni la mobilitazione riprenderà e avrà come bersaglio non solo la riforma Gelmini ma più in generale le politiche del governo nel settore della conoscenza. Cobas e sindacati di base hanno deciso di estendere a tutte le categorie del pubblico e del privato lo sciopero indetto dai metalmeccanici della Fiom il 28 gennaio.

Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas, spiega che la mobilitazione, “grazie al forte contributo del movimento studentesco, in rivolta contro le umilianti “riforme” Gelmini”, unisce ormai diverse istanze di cambiamento: dagli operai al personale della scuola e dell’università passando per il mondo della cultura e dello spettacolo. In effetti la richiesta di uno sciopero generale contro le scelte del governo non solo in materia di università e istruzione era stata uno degli slogan ricorrenti delle manifestazioni studentesche del mese di dicembre.

Tra le associazioni del mondo universitario si è anche aperto un dibattito sulle forme della protesta. Una delle ipotesi sul tappeto è la raccolta di firme per proporre un referendum abrogativo della legge di riforma dell’università. L’ipotesi è quella di predisporre un quesito che abbia la stessa natura di quello, che ha raccolto un milione e quattrocentomila firme, per la ripubblicizzazione dell’acqua.

La via del referendum però non è stata accolta con entusiasmo. Ateneinrivolta, ad esempio, spiega che l’eventuale successo del referendum servirebbe al massimo a ripristinare lo status quo, mentre l’impegno degli studenti dev’essere quello di una “auto-riforma” degli atenei che dia maggiori poteri decisionali alle assemblee e meno agli organismi accademici.

“Anche noi lottiamo per la ripubblicizzazione dell’università” spiegano da Link-Uds, proprio mentre il ministro Gelmini invita a riconsiderare il tabù dell’ingresso dei privati negli atenei. Per questo però, aggiunge l’associazione di studenti e ricercatori, non basta un referendum: c’è bisogno di dar vita ad un’altra riforma e va tenuto presente che la lotta contro la riforma Gelmini è solo un aspetto della lotta per restituire un futuro a questa generazione di giovani.