Protesta all'Orientale

Lida Viganoni, rettore dell’Università di Napoli L’Orientale, aveva definito “fascisti” gli studenti del suo ateneo che hanno occupato per la seconda volta gli spazi inutilizzati dell’ex mensa a Palazzo Giusso. La risposta dei giovani che hanno promosso l’occupazione di quello che hanno ribattezzato Spazio Zero81 (dal prefisso telefonico di Napoli) è stata immediata. Mattoni e malta e, simbolicamente, hanno murato l’ingresso del rettorato, presso la sede centrale dell’ateneo nella centralissima via Chiatamone.

Lo sgombero del 31 gennaio aveva dato luogo a tafferugli e lanci di oggetti da parte degli studenti, mentre le forze dell’ordine hanno effettuato cariche di alleggerimento e lanciato lacrimogeni. Episodio, quest’ultimo, stigmatizzato da più parti perché da anni nel nostro Paese non venivano usati lacrimogeni nei confronti degli studenti.

Il rettore dell’Orientale aveva invece affermato di non voler incontrare gli studenti per non prestarsi ai loro insulti e perché convinta di avere “tutte le ragioni” dalla sua parte. “I veri fascisti sono loro” ha chiosato Viganoni, preoccupata che spazi dell’ateneo – per i quali c’è un progetto di ristrutturazione – possano finire nelle mani di pochi studenti o addirittura di persone estranee all’università.

Tra i docenti dell’Orientale la decisione di fare ricorso all’impiego delle forze dell’ordine ha destato qualche disappunto, tanto che il Senato accademico ha ritenuto di doversi esprimere a sostegno del rettore. Alcuni professori però hanno scritto proprio al rettore per manifestare “indignazione e vergogna” per la scelta del rettore.

Silvana Carotenuto, docente di Letteratura inglese nell’ateneo napoletano ha scritto: “L’università deve restare un luogo franco del pensiero. Un luogo anche di scontro, ma non di questo tipo”. Dopo quell’episodio, il 2 febbraio il grande edificio di largo Banchi Nuovi è stato nuovamente occupato dagli studenti, che hanno abbattuto le mura costruite per bloccare gli accessi all’edificio.

“Non possono murare i nostri sogni” è lo slogan utilizzato dai giovani mentre rimuovevano i mattoni di tufo. Quegli stessi mattoni asportati dai locali occupati sono stati poi portati davanti al rettorato. “Volevamo far capire che cosa si prova a vedersi murare uno spazio restituito alla città dopo sette anni di chiusura, incuria e abbandono” spiegano gli studenti di Zero81.