studenti italiani migliori di francesi, tedeschi e svedesi

Gli studenti italiani? Non sono poi così male, anzi, spesso sono migliori dei coetanei europei, eppure stentano a trovare lavoro. Stando ai dati Ocse sui giovani d’Europa, quelli francesi, tedeschi e svedesi dimostrano competenze pari o peggiori, ma 9 su 10 trovano lavoro a sei mesi dalla laurea. Perché, allora, da noi si fa tanta fatica a inserirsi nel mondo del lavoro? Le ragioni sono spiegate nel rapporto McKinsey, da poco presentato a Bruxelles.

Secondo il report McKinsey, alla prova della scelta del percorso di studi universitari, gli studenti francesi peccano di scarsa consapevolezza e motivazione, tant’è che 2 su 3 non opterebbero nuovamente per la facoltà intrapresa, se potessero tornare indietro. Per quanto riguarda le competenze, poi, non brillano particolarmente e il 35 per cento dei datori di lavoro ne lamenta le carenze. Nonostante questo, i dati su disoccupazione giovanile e numero di neet (i giovani che non studiano né lavorano) sono assai migliori di quelli italiani, facendo registrare tassi rispettivamente del 25,6 e 12 per cento.

Anche i giovani svedesi mostrano una motivazione non sufficiente rispetto alla scelta del percorso di studi e 4 su 10 si dicono pronti ad abbandonare il corso di laurea triennale per mancanza di stimoli, interessi e informazioni. Come se non bastasse, ottengono risultati peggiori della media Ocse in matematica e lettura, com’è emerso dal test Pisa 2012. E perfino tra i tedeschi, che vantano ben l’89 per cento di laureati con un contratto di lavoro a sei mesi dal conseguimento del titolo, 3 studenti su 10 abbandonano gli studi e le aziende ne ritengono adeguatamente preparati soltanto 4 su 100.

Gli studenti italiani, insomma, sono almeno pari (se non migliori) di quelli del resto d’Europa. Ma perché, nonostante le carenze, francesi, tedeschi e svedesi incontrano minori difficoltà nel trovare lavoro?

In Francia la vera chance in più è data dagli stage e dalle agenzie di lavoro. I primi alzano del 36 per cento le possibilità di assunzione – a fronte del 6 per cento per l’Italia – le seconde assistono 6 studenti su 10 nel preparare il curriculum e nel cercare lavoro. Con una percentuale di soddisfazione vicina all’80 per cento, mentre i centri per l’impiego italiani influiscono solo per 1 assunzione su 100. In Germania, invece, vige dal 1969 un sistema di alternanza tra scuola e lavoro, che garantisce a 6 studenti su 10 delle scuole superiori di accedere alle oltre 300 formule di apprendistato previste. Retribuzione attorno ai 650 euro al mese, e ottime possibilità di assunzione. Per la Svezia è il sistema di welfare a fare la differenza. E se gli studenti non sono motivati dalla passione per la conoscenza, lo sono forse da migliaia di borse di studio, prestiti a tasso zero e rette gratis. O dagli scatti di carriera legati ai titoli conseguiti.