luspio paga spese rientro studenti erasmus esclusi voto

Dopo le recenti polemiche riguardo l’esclusione degli studenti in Erasmus dalle votazioni del 24 e 25 febbraio, per la mancata opportunità di ricorrere al voto per corrispondenza, la Libera Università degli Studi per l’Innovazione e le Organizzazioni (Luspio) di Roma ha deciso di farsi carico delle spese di viaggio necessarie affinché i propri iscritti possano raggiungere i seggi elettorali d’appartenenza. Ѐ il primo ateneo a prendere questa decisione, facendo sperare che “questa iniziativa – dichiara Giovanni Bisogni, presidente del Consiglio di amministrazione della Luspio – possa essere attuata anche da altre università attraverso risparmi sulle spese ordinarie di gestione”.

Il decreto, secondo cui “la Luspio ha disposto di favorire i suoi studenti nel diritto-dovere all’esercizio del voto, come sancito dall’art. 48 della Costituzione, facendosi carico delle spese dei titoli di viaggio di andata e ritorno”, è stato approvato lo scorso mercoledì e sarà ratificato dal prossimo Consiglio di amministrazione. Entro cinque giorni, invece, l’ateneo romano e il suo direttore amministrativo disporranno tutte le procedure necessarie per attuare l’iniziativa e per renderla nota a tutti i giovani iscritti.

L’obiettivo perseguito dalla Luspio, decidendo di provvedere alle spese di viaggio degli studenti Erasmus esclusi dal voto, appare chiaro: tale scelta è stata fatta per dimostrare “la volontà di esprimere come comunità una concreta solidarietà agli studenti di questa università temporaneamente all’estero, al fine di facilitare il loro contributo nel momento più significativo di espressione della sovranità popolare“. D’altra parte, sebbene non conti moltissimi iscritti, presso la Libera Università degli Studi per l’Innovazione e le Organizzazioni sono numerosi i giovani che partecipano al programma Erasmus.

Secondo le stime dell’ultimo rapporto annuale sulla mobilità Erasmus da parte dei ragazzi italiani, sarebbero circa ventimila gli universitari che rischiano di dover rinunciare – alle prossime elezioni – all’esercizio del proprio diritto di voto. Questo perché l’opportunità di votare per corrispondenza è concessa – per legge – solo a tre categorie protette di persone: gli appartenenti alle forze armate e alle forze di polizia, i dipendenti di amministrazioni dello Stato, di regioni o di province autonome, i professori e i ricercatori universitari. Ciò ovviamente, in questi giorni, ha provocato una forte reazione da parte di chi studia temporaneamente all’estero e da tutto il resto del mondo accademico.