statale milano boccia proroga servizio professori over 70

Il Consiglio di amministrazione dell’Università Statale di Milano ha deciso: no alle richieste di proroga del servizio di professori universitari che vogliano continuare a lavorare oltre i 70 anni di età, tranne in casi eccezionali. Insomma: largo ai giovani. Anche perché un contratto da ordinario equivale a sei contratti per ricercatori. Questa la linea che martedì prossimo, il 29 Ottobre, in via Festa del Perdono, il Cda è chiamato a sancire ufficialmente.

Sono 31 i docenti della Statale di Milano con i requisiti per andare in pensione, appartenenti alle classi 1943 e ’44. Ma quasi la metà di loro ha chiesto di poter continuare a lavorare in ateneo fino a 72 anni. E in proposito negli scorsi giorni si sono riuniti i dirigenti dell’università, che si sarebbero accordati sul rifiutare la proroga del servizio per poter risparmiare e puntare sui giovani.

Le domande di permanenza in servizio dei professori che hanno raggiunto i requisiti pensionistici vengono dopo una sentenza della Corte costituzionale, che l’estate scorsa ha dichiarato incostituzionale l’articolo 25 della riforma Gelmini, inerente al collocamento a riposo di professori e ricercatori a 70 anni. Secondo la Consulta, infatti, ci sarebbe disparità di trattamento rispetto agli altri lavoratori, i quali possono decidere di restare al lavoro per altri due anni dopo il raggiungimento dei limiti di età, e né l’interesse al ricambio generazionale né la necessità di contenimento della spesa pubblica sono motivazioni sufficienti per giustificare tale differenza.

In ragione di ciò, tuttavia, anche se la posizione del Cda della Statale di Milano si avvale di quei margini di interpretabilità giuridica che una simile sentenza della Consulta ammette, è probabile che ci saranno molti ricorsi al Tar da parte dei professori che si vedranno negare la proroga del servizio.

La linea del Cda, comunque, è piuttosto ferma – anche a costo di privarsi di nomi di primo piano nella ricerca a livello internazionale – e dovrebbe aprire possibilità a (più o meno) giovani ricercatori, oltre a garantire un risparmio per le casse della Statale di Milano. Nelle intenzioni dell’organo direttivo, la proroga del servizio sarebbe possibile solo in casi particolari: quando il docente sia coordinatore di un progetto di ricerca finanziato da agenzie sovranazionali oppure esistano esigenze didattiche irrinunciabili. A sostenere questa decisione, anche alcuni professori ordinari, che lo scorso Giugno avevano rivolto un appello ai colleghi sottolineando l’importanza del ricambio generazionale e invitandoli ad andare in pensione.