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Infine l’università è salva. Il decreto sulla spending review, approvato l’altra notte dopo ben sette ore di riunione, non prevede più i tagli di 200 milioni di euro, che erano stati precedentemente ipotizzati.

Probabilmente le proteste dei giorni scorsi, di studenti e tutti coloro che in qualche modo fanno parte del mondo universitario, hanno sortito il loro effetto. Così il governo ha pensato bene di fare dietrofront e di risparmiare a questo settore, già abbastanza in difficoltà, ulteriori sforbiciate. Inoltre, non ci sarà nessun ulteriore finanziamento per le scuole paritarie.

La polemica di qualche giorno fa, riguardante la possibilità di includere nella spending review nuovi tagli a carico dell’università, era stata aggravata dalla contemporanea assegnazione alle scuole private, per il Miur totalmente casuale, di un’uguale somma di 200 milioni di euro a completamento della loro dotazione ordinaria. Il ministero aveva cercato di ridimensionare l’allarme, smentendo in un comunicato che ci fosse un qualche collegamento tra la sforbiciata ipotizzata per l’università e la misura eventualmente prevista per le scuole private.

Per riuscire a fare chiarezza sulla situazione, il Miur aveva perfino tirato in ballo ironicamente il cane dello scienziato russo Ivan Pavlov, noto per gli esperimenti sul riflesso condizionato. Così come l’animale aveva l’acquolina in bocca, anche in assenza del cibo, se si suonava il campanellino che per mesi aveva indicato il momento della pappa, così era bastato vedere la stessa somma di denaro, per pensare che si volesse togliere al mondo universitario per dare alla scuola privata. Adesso, comunque, le cose sono cambiate: il nuovo decreto sulla spending review per il momento salva l’università da ulteriori tagli.

A protestare, prima dell’approvazione di questo decreto, erano stati studenti, rettori e sindacati. Per la Rete della conoscenza, se il Miur avesse confermato questi tagli, l’università italiana sarebbe andata incontro “al definitivo sfascio” e sicuramente non sarebbero rimasti a guardare, mentre per i rettori si sarebbe trattato di un provvedimento “esiziale per il Paese”, che avrebbe reso la situazione degli atenei “apocalittica”, peggiore di quanto già non lo sia in seguito alle sforbiciate degli ultimi anni. Per fortuna il governo ci ha ripensato e l’università è salva, almeno per ora.