spending review dimezzati tagli universita

Le università pubbliche italiane possono tirare un mezzo sospiro di sollievo. Dopo che la bozza della spending review circolata nei giorni scorsi aveva fatto temere 30 milioni di nuovi tagli al Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) nel 2014 e 45 nel 2015, il governo ha fatto un parziale dietrofront e nell’ultima versione del decreto, approvata dal Consiglio dei ministri e di prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ha dimezzato a 15 milioni la decurtazione del fondo.

Sembra proprio che la scure della spending review si abbatterà sugli atenei, che dovranno contribuire ad assicurare le coperture del decreto con cui il governo Renzi opererà il taglio dell’Irpef (i famigerati 80 euro in più in busta paga). Sebbene i tagli siano stati dimezzati, si è comunque ben lontani dalle promesse che tutto il governo, e in particolare del ministro dell’Istruzione, avevano fatto al momento del loro insediamento. Nonostante nel decreto si parli di “razionalizzazione delle spesa”, e Stefania Giannini si sia subito affrettata ad assicurare che si è al lavoro per far in modo che i risparmi vengano da altre voci del bilancio del MIUR, la contrazione del Ffo è un’autentica tegola per il già traballante sistema universitario italiano.

Dopo la prima bozza circolata, che aveva scatenato le proteste della Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI), in cui si ventilavano tagli per il doppio della cifra adesso prevista, era sembrato che l’allarme fosse rientrato e che si fosse riusciti a scongiurare l’azione della spending review su atenei ed enti di ricerca dirottandola sulle forniture di beni e servizi del ministero. Ma nella versione definita del decreto i tagli sono riapparsi.

Sembra che in proposito siano state molto forti le pressioni del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, non convinto che ciò avrebbe liberato risorse a sufficienza. Il ministro Giannini, però, non ci sta a farsi condizionare dal Tesoro e ha fatto sapere che chiederà un confronto a Padoan stesso alla Ragioneria dello Stato “perché se vogliamo dare spazio a obiettivi politici precisi, è necessario che il ministero si sottragga ad una sorta di informale commissariamento: altrimenti finiremo sempre per dover analizzare ogni questione capitolo per capitolo con il ministero dell’Economia, per valutare la sostenibilità economica”.