Studenti Spagna

L’università spagnola funziona da ascensore sociale e riduce la disuguaglianza tra ricchi e poveri, favorendo cambiamenti sostanziali rispetto alle condizioni di partenza. È quanto emerge da uno studio condotto da Antonio Ariño, professore di Sociologia all’Università di Valencia.

Secondo la ricerca, intitolata “Condizioni della vita e della partecipazione degli studenti universitari in Spagna” e condotta su un panel di 45.000 studenti provenienti da 50 università spagnole, il 51 per cento degli iscritti proviene da famiglie in cui i genitori non sono mai andati all’università. Un dato che dimostra quanto l’istruzione si confermi uno strumento incisivo nell’assicurare la mobilità sociale.

La percentuale degli universitari i cui genitori hanno un livello di studio medio è, infatti, del 26 per cento, quella il cui livello di istruzione è basso il 25. Queste due percentuali superano di poco quella dei figli di genitori con un alto livello di istruzione (49 per cento). Incoraggianti anche i dati sull’accesso allo studio che per l’88 per cento degli studenti è avvenuto attraverso regolari prove di accesso e all’età di 18 anni, quindi non in ritardo.

Nonostante le conferme positive, il rapporto, presentato recentemente a Bruxelles, ha anche messo in luce che quasi la metà degli studenti spagnoli (circa il 47 per cento) non crede che l’università possa assicurare un buon reddito o che possa fare la differenza in ambito professionale. Il 28 per cento, infatti, non ritiene che proseguire gli studi sia garanzia di una posizione professionale superiore, anche se può comunque aiutare ad ottenere un lavoro più interessante (74 per cento).

Queste ultime percentuali sono probabilmente il riflesso della crisi economica che ha colpito anche la Spagna, come evidenziato recentemente anche dall’ultima indagine Ocse (Organisation for Economic Cooperation and Development) sulla qualità della vita nel mondo. La Spagna si colloca, infatti, al di sotto della media dei Paesi considerati con una percentuale del 59 per cento di popolazione attiva e impiegata, contro il 65 per cento della media Ocse. La percentuale sulla disoccupazione (da un anno o più) è del 9,1, più di tre volte la media dell’Ocse e la peggior prestazione.

Anche sul fronte dell’istruzione per il Paese iberico non va molto meglio: non a caso perfino i rettori si sono espressi qualche mese fa con forte contrarietà ai tagli operati dal governo. Anche i dati Ocse non sono confortanti: ad aver ottenuto una laurea è il 51 per cento degli adulti tra i 25 e i 64 anni contro il 73 per cento della media Ocse. Tuttavia la percentuale aumenta al 65 per cento (contro una media Ocse dell’80 per cento) se si considera la fascia 25-34 anni, il che confermerebbe i risultati dello studio sulla mobilità sociale curato dal professor Ariño.