Proteste studenti Spagna

Decine di migliaia di studenti spagnoli hanno manifestato il 6 ottobre nelle vie e piazze delle principali città del Paese. Lo sciopero, convocato dal Sindacato degli studenti, a detta degli organizzatori è stato un successo: la loro stima è di oltre un milione e mezzo di studenti che hanno aderito lo sciopero generale e circa 100mila hanno partecipato alle 35 manifestazioni organizzate in tutta la Spagna.

Teatro della protesta più partecipata è stata la capitale Madrid, dove oltre 40mila ragazzi hanno affollato calle Atocha e Puerta del Sol. Alla protesta si sono uniti anche migliaia di studenti delle scuole superiori. I manifestanti portavano striscioni e cartelli con slogan come “Scuole classiste dividono la cittadinanza” o “Speranza mani di forbice” e molti indossavano camicie verdi, simbolo delle proteste e sit-in degli insegnanti.

Ma lo sciopero non ha avuto lo stesso seguito in tutte le città. A Barcellona secondo le autorità si sono riuniti circa duemila studenti (15 mila secondo gli organizzatori) e a Valencia poco più di un migliaio. Le proteste si sono diffuse in tante altre città come Santiago de Compostela, Vigo, Tarragona, Pamplona, Siviglia, Toledo. Praticamente tutte quelle dotate di un ateneo.

Il segretario generale dell’Unione degli studenti, Thoil Delgado, ha spiegato che questa tornata di proteste ha rappresentato l’ennesimo atto di una mobilitazione che va avanti da settimane, con sei giorni totali di sciopero generale della comunità educativa. Delgado ha parlato di “un attacco senza precedenti all’istruzione pubblica e ai servizi pubblici di tutto il Paese”, per sottolineare la necessità di rafforzare ed estendere la mobilitazione, non solo alla Comunità di Madrid, ma anche a “tutte le comunità coinvolte nel disfacimento dell’istruzione pubblica”.

Ma è stata sempre Madrid al centro dei cinque giorni delle proteste dei docenti. Nonostante la forte ondata di dissenso, il governo non ha ceduto di un passo e ha dichiarato di non essere disposto a cambiare rotta rispetto alla politica dei tagli. Un atteggiamento che ha ulteriormente esacerbato gli animi, tanto che il sindacato studentesco ha convocato un altro sciopero per il 19 e 20 ottobre.