Insegnante

Non bastavano le polemiche sui test Invalsi, che i giovani studenti sembrano voler boicottare mentre il ministero minimizza annunciando che su un campione di 2.000 scuole solo lo 0,13 per cento non ha partecipato. Né le parole del presidente del consiglio sugli insegnanti che “inculcano” valori di sinistra e contrari alla famiglia ai giovani. Ora la polemica sulla scuola si estende anche ai prof, con una proposta presentata dal deputato Pdl Fabio Garagnani, membro della commissione Cultura alla Camera.

In pratica, se passasse la modifica al testo unico sulla scuola proposta dal parlamentare, potrebbero essere puniti con la sospensione fino a tre mesi gli insegnanti che facciano “propaganda politica o ideologica”. Senza mezzi termini la replica del sindacato della conoscenza di Cgil, che con il suo segretario Domenico Pantaleo condanna la proposta e spiega che definirla delirante è un eufemismo. Eppure la proposta c’è ed è chiara: chi fa propaganda politica viene sospeso da uno a tre mesi.

Altra questione è poi capire chi e come individua la condotta che a quel punto si potrebbe definire illecita. Come si distinguerebbe una lezione sulla destra storica o sul fascismo da un’apologia della destra attuale o addirittura del ventennio? Chi si prende la responsabilità di giudicare “propagandista del comunismo” il prof di filosofia che spiega le teorie marxiste?

Il problema di come applicare la norma e di chi determina l’effettività della sanzione è così complicato da risolvere che possiamo affermare con una buona dose di certezza che la proposta tornerà presto nel cassetto del proponente. Nonostante il deputato Pdl evochi l’intervento di un eventuale decreto attuativo che entri nello specifico della sanzione e rivendichi il merito di aver avuto l’idea di legiferare per punire per i docenti che fanno propaganda. Quest’ultima, spiega Garagnani, “non può trovare tutela nel principio della libertà dell’insegnamento enunciato dall’articolo 33 della Costituzione“.

Le accuse sui cui il parlamentare fonda la sua iniziativa si fanno poi più circostanziate quando fa riferimento alla regione dove il fenomeno dei prof propagandisti sarebbe più diffuso, l’Emilia Romagna, e in particolare al sindacato cui i docenti in questione aderiscono, la Cgil. Per Garagnini dovrebbe essere il dirigente scolastico, scuola per scuola, a individuare e reprimere le condotte “non corrette”. Uno sceriffo del pensiero che stana prof inculcatori e politicizzati. E magari la tessera della Cgil o il domicilio in Emilia Romagna potrebbero costituire elementi di prova a carico.