emma aggregatore mooc europeo

Le bugie hanno le gambe corte, anche online. A sottolinearlo è una notizia che arriva dalla North Carolina State University (NCSU) dove un gruppo di ricercatori, partendo dall’utilizzo di una banale webcam, è stato in grado di creare un software che permette di valutare l’efficacia dell’insegnamento e le emozioni degli studenti occupati a seguire corsi universitari davanti al pc. Una rivoluzione per gli attuali metodi di insegnamento a distanza.

Il programma si chiama CERT (Computer Expression Recognition Toolbox) e sfrutta un algoritmo informatico capace di decodificare, durante l’intera lezione, le espressioni facciali causate da ansia, frustrazione, confusione e impegno. Testato su 65 universitari, il software ha interpretato correttamente le emozioni degli esaminati in più dell’85 per cento dei casi. Analizzando gli studenti prima e dopo ogni lezione interattiva, inoltre, è stato possibile dare un giudizio rispetto al loro livello di comprensione.

Secondo Joseph Grafsgaard, membro del team che ha creato il software “il passo successivo sarà quello di fornire allo studente impiegato nel test un feedback dipendente dal suo stato emozionale. Ad esempio, se il soggetto compie degli errori e il sistema monitora un’espressione di frustrazione, il software potrebbe fornire un messaggio motivazionale della serie «non preoccuparti, solo sbagliando si impara»”.

La North Carolina State University, impegnata ormai da molti anni nel miglioramento della propria offerta di corsi online, ha presentato CERT proprio in questi giorni, in occasione del “Conference on Educational Data Mining”, evento internazionale svoltosi a Memphis (USA) durante le giornate dell’8 e 9 Luglio.

Difficile immaginare quali saranno gli effetti del nuovo software sui corsi online. “Intanto – come spiega Kristy Boyer, responsabile del progetto – siamo a lavoro per implementare le funzionalità di CERT e contiamo di fornire un prodotto capace di migliorare l’apprendimento e ridurre al minimo il numero di studenti che abbandonano i corsi”.

La notizia riapre il dibattito sull’efficacia dei corsi universitari online, ponendo ancora una volta l’accento sull’aspetto interamente virtuale e poco “umano”  della tipologia di insegnamento previsto. Certo è che un’analisi più accurata e precisa delle emozioni provate dagli studenti e del livello di apprendimento raggiunto durante una lezione potrebbe rimettere in discussione lo stato attuale delle università telematiche anche in Italia, dove questo genere di atenei sono da tempo al centro di una polemica riguardo alla qualità della didattica che ha spinto il MIUR a nominare un’apposita commissione di valutazione.