servizi placement entrano in sistema valutazione atenei

Sulla scia del progetto FIxO, nato dalla cooperazione tra Italia Lavoro e Anvur, d’ora in poi nel sistema di valutazione e accreditamento delle università italiane entrerà anche la performance dei servizi di placement, ovvero di quegli uffici che dovrebbero aiutare a garantire l’inserimento dei giovani laureati nel mondo del lavoro tramite la realizzazione di stage, tirocini e apprendistato nelle aziende. Già 75 atenei sono all’opera per la definizione dei nuovi standard di valutazione, il tutto all’interno di un pacchetto di oltre 100 parametri.

Nel dettaglio, il sistema di valutazione degli atenei punta a misurare quattro aspetti-chiave per i servizi di placement: il radicamento territoriale, la personalizzazione dei servizi, la qualità di misure e strumenti, e la qualità organizzativa e gestionale. Tutto questo può essere reso attraverso più di cento indicatori di dettaglio, che tra le altre cose, possono misurare il numero degli studenti coinvolti, i tempi di risposta e il tasso di successo delle iniziative.

Introdotto con la legge Gelmini, il sistema di valutazione e accreditamento delle università prevede che, per non essere esclusi dall’offerta formativa, atenei e corsi di laurea rispettino ben precisi parametri di docenza, strutture e servizi, nell’ambito dei quali adesso sono stati fatti rientrare anche i servizi di placement. La struttura degli standard è modulare, ovvero ogni ateneo, all’interno del pacchetto degli indicatori di dettaglio, può scegliere quelli più funzionali alla propria strategia e ai propri obiettivi. Il tutto deve avvenire in modo assolutamente concordato e  trasparente, affinché si possa fare un confronto tra le performance dei vari atenei e si possano definire gli obiettivi ai quali tendere.

Il progetto messo in campo da Italia Lavoro e Anvur nasce dall’esigenza di intercettare una domanda di servizi sempre più in crescita, complice anche la forte crisi occupazionale che caratterizza il nostro Paese e interessa anche i giovani laureati. Una domanda alimentata dalle stesse imprese, che richiedono un rapporto più saldo tra università e aziende: “Bisogna abbattere il muro di Berlino che ancora separa formazione e lavoro – dichiara Claudio Gentili, responsabile Education di Confindustria – a causa del principio sbagliato secondo cui prima si studia e poi si lavora, con una separazione netta fra i due momenti”.