Pace fatta sulla scuola di cardiochirurgia

Dopo le scintille dei giorni scorsi, sembra tornato il sereno sul fronte della scuola di specializzazione in cardiochirurgia contesa tra l’Università di Padova e quella di Verona. A fare da pacieri sono stati il ministro della Salute Ferruccio Fazio e il sottosegretario Francesca Martini che hanno incontrato a Roma la scorsa settimana il rettore scaligero Alessandro Mazzucco e il collega patavino Giuseppe Zaccaria.

Il rendez vous capitolino ha sancito una vittoria parziale per l’ateneo di Padova: la sede amministrativa della Scuola rimarrà infatti a Verona, ma i quattro specializzandi stipendiati dal ministero saranno divisi equamente tra i due atenei. Secondo il rettore dell’ateneo veronese Mazzucco si tratta di una soluzione dignitosa “perché rispetta i contenuti di un decreto ministeriale che appariva impossibile mettere in discussione se non ricorrendo ad un’impugnazione in sede giudiziaria e perché consente di riconoscere alla sede padovana il suo continuare ad esistere nel pieno riconoscimento della sua rilevanza”.

Giuseppe Zaccaria spiega invece che “sono state riconosciute a pieno le buone ragioni di Padova”. Una mezza vittoria, insomma, per il rettore della città del Santo che in futuro potrebbe portare a casa altri “punti”. Il risultato dell’accordo è infatti temporaneo: per il prossimo anno si prevede una intesa preliminare tra Padova e Verona, che assicuri al Bo un pieno riconoscimento per quanto riguarda la gestione della scuola anche sul piano della forma oltre che su quello della sostanza.

L’accordo romano, dunque, salva capra e cavoli accontentando entrambi i “campanili” accademici attraverso una equa spartizione dei posti. Secondo il sottosegretario Martini, la distribuzione delle scuole di specialità in Veneto (otto a Padova e sei a Verona) può essere definita “equilibrata”.

La soluzione piace anche alla politica regionale e locale, chiamata in causa dai rettori nella settimana di scontro intestino tra i due atenei. Secondo Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, questa soluzione “premia la ricerca e la capacità di quella che a buon diritto si può ormai definire ‘scuola medica veneta’, una delle nostre eccellenze riconosciuta a livello internazionale”.