Caso diplomatico Usa-India

Gli indiani sono indignati per il trattamento riservato agli studenti dell’Andhra Pradesh negli Stati Uniti a seguito a una frode allo Stato perpetrata con la complicità di un ateneo della Silicon Valley, la Tri-Valley University di Pleasanton.

Le autorità statunitensi hanno confiscato i passaporti degli studenti e li hanno obbligati a portare un braccialetto elettronico per rintracciarli per mezzo di tecnologie satellitari. Il ministro degli esteri indiano Vyalar Ravi ha definito tale trattamento disumano e inaccettabile: “Conosco il sistema americano – ha detto – e so che purtroppo quando un passaporto viene invalidato non si può più lasciare il Paese. Dopo aver fatto questo non era necessario anche il braccialetto”.

Le autorità americane hanno risposto che il dispositivo permetterà ai ragazzi la totale libertà di movimento e che si tratta solamente di un’alternativa decisamente migliore alla reclusione durante un’indagine in corso. Tuttavia la questione ha suscitato non poche polemiche in India e si sta trasformando in un vero e proprio “caso diplomatico”. Il governo indiano sta portando avanti una forte protesta nei confronti degli Stati Uniti e vorrebbe intentare una causa contro il ministero dell’immigrazione americano.

Gli studenti coinvolti, per contro, hanno dichiarato di essere stati costretti a iscriversi in quell’ateneo per avere il visto. “E gli Stati Uniti, invece di aiutarli offrendo loro la possibilità di trasferirsi in un istituto valido li sta trattando come criminali“, prosegue il ministro indiano.
“Gran parte di loro non avevano violato alcuna legge e non erano a conoscenza della natura fraudolenta della scuola”, ha detto Ashok Kumar Sinha, console indiano a San Francisco.

Insomma, il governo indiano difende i suoi studenti e li definisce vittime di un sistema corrotto: “Come mai gli Stati Uniti permettevano a una scuola di dubbia natura di esercitare e chiamarsi università?”, prosegue il ministro. Ha poi sottolineato come negli Usa studino migliaia di suoi connazionali che non hanno mai creato né avuto alcun problema con la legge.

Pesante anche la reazione che la situazione ha fatto scaturire negli atenei indiani: “Abbiamo più di 100.000 studenti negli Stati Uniti. Tanti laureati indiani rimangono a lavorare presso alcune delle migliori aziende statunitensi e contribuiscono all’economia. Non è questo il modo di trattarli!”, ha detto Manju Grewal, uno studente della Delhi University. “Il nostro governo dovrebbe affrontare seriamente la questione – ha proseguito – noi giovani indiani continuiamo a essere vittime di razzismo ed abusi, prima in Australia e ora anche in America”.