Scontri corteo indignati

Danni per oltre due milioni di euro, con il rischio, come ha confermato il ministro degli Interni Roberto Maroni, che ci scappasse anche il morto. Le reazioni politiche agli scontri che hanno compromesso l’esito della manifestazione degli indignati, ieri a Roma, non si sono fatte attendere.

Forte la preoccupazione espressa nelle parole del presidente della Repubblica: “Inammissibili” ha detto Napolitano riferendosi alle violenze di ieri. Stessi toni nelle parole dei presidenti dei due rami del Parlamento, Fini e Schifani, e del presidente del consiglio Berlusconi.

E se la condanna è stata unanime, differenti sono le sfumature. Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ha confermato in qualche modo la nuova linea di apertura nei confronti del movimento studentesco parlando di “minoranze di violenti che minano le ragioni della protesta che la maggioranza dei giovani è impegnata a interpretare pacificamente”.

Nella maggioranza i sottosegretari Mantovano e Crosetto chiedono che il ministro dell’Economia faccia retromarcia sui tagli all’economia, il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto non accetta la divisione tra un corteo pacifico e una minoranza di violenti, perché gli indignati avrebbero a suo dire chiuso gli occhi dinanzi alle violenze. Per Maurizio Gasparri, invece, sono stati i “cattivi maestri” a dare la stura alle violenze.

Ribadito il secco no alla violenza, i rappresentanti delle opposizioni hanno puntato l’attenzione sul fatto che centinaia di persone abbiano potuto sabotare il corteo con bombe carta, spranghe, bulloni e altre armi improprie senza che nessuno li intercettasse prima. “Bisognerà capire come sia stato possibile” ha chiesto il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani.

Nichi Vendola, leader di Sinistra ecologia e libertà concentra la sua riflessione sui cosiddetti black bloc, che hanno “scippato la parola a chi si ribella alla precarietà”. Dall’Italia dei valori sono giunte critiche alla gestione dell’ordine pubblico e al ministro Maroni.