Sciopero generale Grecia

La Grecia scende in piazza oggi e domani per l’ennesimo sciopero generale contro un nuovo durissimo pacchetto di misure di austerità che sarà votato domani in Parlamento. E già alla prima giornata di protesta sono gli scontri tra gruppi di manifestanti e forze dell’ordine a guadagnarsi gli onori delle cronache.

Sia gli oltre 50 mila di piazza Syntagma sia alcuni manifestanti sparsi nelle strade circostanti hanno rovesciato e incendiato cassonetti, assaltato vetrine e divelto segnali stradali, mentre a polizia risponde con il lancio di lacrimogeni.

Lo sciopero è stato indetto da tutti i sindacati del Paese e vi partecipano i dipendenti della pubblica amministrazione, dove verranno tagliati 30 mila posti di lavoro, i lavoratori del settore privato, gli studenti e diversi liberi professionisti.

La polizia ha calcolato che sono circa 70mila le persone che hanno preso parte alla marcia ma i giornali parlano di più di 100mila partecipanti. Lo sciopero generale, il quinto dall’inizio dell’anno e il secondo di 48 ore da giugno, è considerato il più vasto dopo la caduta del regime dei colonnelli nel 1974 e arriva a paralizzare completamente il Paese dopo due settimane in cui si sono succeduti già decine di scioperi settoriali.

Tutto è fermo: scuole, ministeri, banche, uffici postali, ospedali, studi professionistici, supermercati, panetterie mentre sono tornati a lavorare i giornalisti di radio, tv e quotidiani. In piazza Syntagma sono confluiti ben quattro cortei di manifestanti contro i tagli. Ed è proprio di fronte al grande edificio del Parlamento greco, che circa 200 giovani hanno cominciato a lanciare molotov e pietre contro un cordone di poliziotti chierati per impedire ai manifestanti l’accesso al palazzo.

Migliaia di studenti hanno manifestato davanti al Parlamento con cartelli e slogan come “Il potere al popolo” e “Il governo deve cadere”. Il “pacchetto austerità” coinvolge in particolare il settore pubblico con grandi tagli alle pensioni, aumento delle tasse e una sospensione dei pagamenti a molti dipendenti statali. Primi fra tutti sono penalizzati insegnanti e docenti universitari che da mesi scendono in piazza e manifestano per i propri diritti.

Dura la replica del premier George Papandreou: “Tutta questa gente che sta ricattando e tenendo in scacco l’intero paese occupando palazzi, riempiendo le strade di spazzatura, chiudendo i porti e il Partenone, ci deve spiegare in che modo ciò ci sta aiutando a restare in piedi”.