Michele Orezzi, coordinatore Udu

Manovra: salvi i ricchi e gli evasori, pagano un’altra volta gli studenti”: è con queste parole che l’Udu annuncia su Facebook la sua adesione allo sciopero generale proclamato per martedì 6 settembre prossimo. L’Unione degli universitari manifesterà insieme ai lavoratori e interverrà dal palco su tematiche relative a giovani, università e mondo del lavoro.

“È una manovra miope – spiega a Universita.it il coordinatore nazionale Michele Orezzi (nella foto) – che non considera l’occupazione giovanile né investimenti veri nel mondo della conoscenza. Per questo chiediamo e chiederemo, scendendo in piazza il 6 settembre accanto alle lavoratrici e ai lavoratori, l’immediato ritiro di questa manovra per la costruzione insieme di una manovra più equa e sostenibile che parta da una seria lotta all’evasione, maggiore equità sociale e un investimento vero nel mondo della conoscenza”.

In che modo questa manovra va contro gli interessi degli studenti?
In diversi modi. In primis non viene fatto nessun accenno né al diritto allo studio, che in pratica viene eliminato del tutto, né al problema dell’occupazione giovanile. In secondo luogo non solo i “ricchi” non pagheranno più il contributo di solidarietà ma si è cercato di scaricare i costi sui giovani, non conteggiando più gli anni universitari e il servizio militare ai fini dell’età di pensionamento. Per fortuna poi la nostra mobilitazione ha provocato il dietrofront del governo.

Nei vostri comunicati parlate di mancanza di equità. Cosa intendete dire nello specifico?
Michele Orezzi UduAncora una volta gli interessi dei grandi evasori e delle grandi rendite saranno tutelati, mentre il sacrificio della manovra viene scaricato sulle spalle di chi ha già pagato il prezzo della crisi. È l’ennesimo attacco al ruolo dell’università e della formazione nel nostro Paese. Il risultato di questa politica è colpire direttamente chi ha deciso di studiare e disincentivare le iscrizioni future, già in preoccupante calo dopo i provvedimenti a firma dei ministri Gelmini-Tremonti.

Andando oltre lo sciopero del 6 settembre, che autunno si profila dal punto di vista dell’università e dell’iter attuativo della riforma?
Indubbiamente un autunno così caldo da iniziare, ancora in estate, con uno sciopero generale. Per quanto riguarda l’università si sentiranno i drastici tagli alle borse di studio che limitano, per non dire che eliminano, il diritto allo studio. E rimarranno all’ordine del giorno le problematiche del precariato e del taglio generazionale. Di questo passo per i giovani non c’è futuro.